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Pma, Depalo e Cicinelli "La procreazione assistita"

Conservare in una biobanca il patrimonio riproduttivo di giovani donne e uomini a rischio infertilità dopo una grave malattia è diventato un imperativo della politica sanitaria italiana. 

 

Realizzare il progetto maternità dopo aver sconfitto un  cancro non solo è la più grande speranza di questi giovani, ma oggi è possibile grazie alle teniche di procreazione medicalmente assistita (pma) utilizzate nella biobanca dei gameti umani del Policlinico di Bari nata nel 1999’. Lo sottolinea Raffaella Depalo, la ginecologa responsabile della biobanca e organizzatrice insieme a Ettore Cicinelli, direttore della clinica II di ostetricia e ginecologia, della giornata di studio nazionale svoltasi a Bari,alla quale hanno partecipato studiosi e accademici della materia.

Depalo
 

 

In Italia, i centri che applicano le tecniche di Pma di I livello (inseminazione semplice), di II e III livello (Gift, Fivet, Icsi, Fer, Fo) autorizzati dalle  Regioni di appartenenza ed iscritti al registro nazionale sono 357. Nel decennio 2003/13 si sono realizzate 3088 gravidanze da crioconservazione ovocitaria con oltre 2mila bambini nati. (Fonte ISS/ gennaio 2013)

 

In Puglia, circa mille uomini e 400 donne hanno richiesto di depositare i propri gameti nella biobanca del Policlinico di Bari. Attualmente sono crioconservati 10mila campioni di liquido seminale, 1200 ovociti, 280 frammenti di tessuto ovarico, 260 embrioni.

 

Durante il convegno medico/scientifico è emerso l’aspetto sociale della gravidanza ritardata (delayed childbearing) che porta sempre più donne a spostare in avanti l’idea di mettere in cantiere un figlio, o per moda o per necessitàrinvio che genera madri over 40 ed una società sempre più vecchia

 

cicinelli bari
 

È stato inoltre sottolineato che - nell’immaginario collettivo - la procreazione medicalmente assistita è considerata la panacea alla quale ricorrere perché convinti che le tecnologie della riproduzione assistita possano invertire e rinverdire una funzionalità ovarica ormai invecchiata.

 

Questa convinzione matura a causa della comunicazione che aleggiintorno alla Pma che viceversa riconosce limiti come l’età (la capacità ovulare decresce a partire dai 35 anni per esaurirsi all’età di 50), problematicità che arrischiano la riuscita della gravidanza e conseguenze a carico del nascituro.

 

La giornata di approfondimento ha reso noto lo stato dell’arte dei centri italiani e pugliesi ed ha sottolineato l’importanza della Pma per coloro che il cancro restituisce alla vita; le strategie per potenziare i centri sul territorio secondo il progetto regionale ‘Congelamento dei gameti e di tessuto gonadico umani in pazienti a rischio di perdita della funzione riproduttiva’ (DGR 764/2011); la rete degli operatori attivi nel programma di preservazione della fertilità; la definizione del percorso diagnostico,terapeutico e assistenziale integrato. E i nuovi scenari di utilizzo della Pma come la genitorialità nelle identità di genere varianti.

 

Si diffonde la consapevolezza, per le madri, che i figli si fanno quando l’orologio biologico lo consente. I progressi della Ricerca e la Pma permettono oggi di realizzare il sogno (anche se non sempre) nonostante le situazioni compromesse. 

 

(segreteria@mariellacolonna.com)

 

 

   

 

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