A- A+
PugliaItalia
DSC03635m

E’ appena uscita presso la FaLvision Editore l’ultima raccolta di poesie dell’eclettico artista Piero Fabris dal titolo Pigmenti d’Arpa. Sistole e Diastole, Falvision Editore – Collana Polychromos, 2013 - pagg.66  € 11.50, Con prefazione di Carlo Coppola e  immagini di Daniela Ciriello.

Mai, come nel caso di questa pubblicazione, valgono le parole del grande filosofo Hegel che, qualche secolo fa, osava asserire che non era possibile imparare a nuotare senza prima essersi immersi in acqua. Mutatis mutandis, non sembra possibile parlare di queste poesie a coloro i quali non ne abbiano ancora fatto esperienza di lettura, non si siano immersi nel flusso di immagini e di estatici rimandi con cui Fabris conduce il lettore, con mano leggera ed elegante, nei meandri delle sue sensazioni di fronte ad una natura che, abbandonato il suo mutismo inerte e materiale, sembra risvegliarsi dal sonno della modernità per acquisire nuova vita, attraverso lo sguardo penetrante del Poeta.

Già il titolo della raccolta rivela questo vitalismo della natura di classica memoria. Come in natura i pigmenti sono sostanze che hanno la capacità di colorare le cose, così attraverso l’arpa, che altro non è se non la musicalità del verso e la concatenazione melodica delle parole, la natura si colora e si anima, rigenerando se stessa di un significato nuovo ed inesplorato al cui fondo lascia intravedere gioia ed abbondanza di vita. Il sottotitolo, sistole e diastole, rimanda così proprio a questo doppio movimento della natura che si contrae nel particolare, a prima vista trascurabile ed insignificante ma proprio per questo attentamente scandagliato dal nostro poeta e si rilassa, esplicandosi, nella totalità tutta intera del suo orizzonte di senso, divelta dalla sua marmorea e apparente materialità e riconsegnata alla freschezza di una vita che or ora nasce.

Così dionisiaco e apollineo, sogno e realtà, ebbrezza e razionalità, smisurato e misurato sembrano, nelle poesie del Fabris, riacquistare quell’equilibrio dinamico che fu della stagione della Grecia classica. Per questo, sarebbe oltremodo sciocco voler spiegare con la sola voce della razionalità dialettica i versi di questi componimenti, o voler tradurre in parole altre, magari più cartesiane,  rispetto a quelle qui musicate dal Fabris ciò che il verso musicalmente ci fa intravedere.

fabris

Occorre lasciarsi andare all’abbraccio della musicalità del verso e alle visioni, ora nette ora oniricamente sfumate, del poeta per poter, attraverso l’esperienza dei sensi, intuire e non spiegare il senso della scrittura. Ed invero per Fabris, almeno per ciò che concerne questa raccolta, la poesia non si spiega, non si parafrasa: la poesia si intuisce, la si esperisce solo attingendo a quel fondo prelogico e dionisiaco che pure giace in ciascuno di noi e che solo il poetico interrogare, l’intus legere dei latini, può far riemergere.

Immergendosi nelle varie poesie che compongono la raccolta, è facile osservare come la natura nelle sue manifestazioni più familiari e domestiche, spesso urbanizzata, talvolta spiata e scandagliata nel suo darsi primitivo ed ancestrale, diviene il luogo, fisico e mentale insieme, in cui, quasi estaticamente, come in una nuova epifania joyciana, sembra svelarsi il senso delle cose, della vita e dei molti accadimenti di cui essa ci fa dono.

Ma soltanto dalla fusione panica dell’uomo con l’elemento dionisiaco e bucolico, fusione filtrata dal senso acuto e dalla vista ipermetrope dell’artista Fabris, può sorgere l’orizzonte di significato di cui il poeta, affamato di vita e straniero in patria, ha un indicibile bisogno. In sintesi, Fabris in questa raccolta non ha scritto poesie ma ha fatto esperienza della vita attraverso la poesia: questa è scrittura, natura, ragione e sensibilità, un’intricata matassa i cui aggrovigliati fili non è possibile dipanare, pena l’inesperienza della vita, la negazione dell’esistenza.

Cosi la natura che da questi componimenti emerge è sì quella fisica e materiale che cade nello spazio e nel tempo, che si vede, si sente e si tocca, ma è anche, e direi soprattutto, trasfigurazione, simbolo, vivace e potente metafora del sentire del poeta: è fisica e metafisica insieme. È realtà e sogno, logos e mythos, dionisiaco e apollineo, ovvero sistole e diastole.

 

                                                                                          Benedetto Pizzolla

Iscriviti alla newsletter
Tags:
fabrispigmentiarpapoesiacoppolaciriello
i blog di affari
Lo Sportivo Straniero in Italia: Importante Convegno
Mascherina all'aperto, simbolo dell'alienazione e uniforme dei sudditi
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Green Pass più esteso per i guariti dal Covid: appello al Governo
L'opinione di Tiziana Rocca
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.