A- A+
PugliaItalia
pesca

“E’ necessario rendere obbligatoria l’indicazione della provenienza del pesce fresco e trasformato in etichetta. Negli ultimi cinque anni sono quasi triplicate le frodi a tavola con un incremento record del 170 per cento del valore di cibi e bevande sequestrate perché adulterate, contraffate o falsificate. Il settore della pesca ha subito le ripercussioni di pratiche sempre più illegali e nocive per la salute umana, quali per esempio l’uso sempre più frequento del “catodo”, un prodotto chimico che, spruzzato sul pesce lo farebbe sembrare fresco, come appena pescato, anche quando invece non lo è magari perché importato dall’estero”. Lapidario il Presidente della Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, nell’annunciare lo stato di mobilitazione del settore della pesca in Puglia ed i prossimi stati generali.

Due pesci sui tre venduti in Italia provengono dall’estero, ma il consumatore non lo sa a causa delle mancanza di una informazione trasparente.

Pesca Coldiretti Barion

“Attualmente - ricorda Tonino Giardini, Responsabile Nazionale di Coldiretti Impresa Pesca – la legge sull’etichettatura per il pesce fresco prevede la sola indicazione della zona di pesca, mentre per quello trasformato quella di confezionamento. Il pesce italiano, ad esempio, fa parte della cosiddetta “zona Fao 37”, che contraddistingue il prodotto del Mediterraneo. Il rischio di ritrovarsi nel piatto prodotto straniero è tanto più forte nella ristorazione, dove spesso vengono spacciati per tricolori prodotti che arrivano in realtà dall’estero. Il 2013 è stato segnato da un calo in valore del 12 per cento dei consumi di pesce – conclude Giardini - nonostante i prezzi al consumo siano addirittura calati dell’1,1 per cento rispetto allo scorso anno per il l pesce fresco di mare di pescata secondo i dati Istat sull’inflazione a settembre. Con il fermo pesca aumenta anche il rischio di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture prodotto straniero o congelato”.

pesca coldiretti

Proprio per valorizzare il pesce pescato e allevato nel nostro Paese mediante la creazione di una filiera ittica tutta italiana che tuteli la qualità e l'identità nazionale del prodotto, Coldiretti Impresa Pesca ha avviato iniziative pilota per la vendita diretta del pesce presso la rete di Campagna Amica. Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi, A dimostrazione del deficit produttivo, va rilevato che dal 4 luglio scorso l’Europa ha iniziato a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio fabbisogno di pesce.

“La scarsa conoscenza delle specie ittiche – continua  – ha dichiarato Il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio -  ci impone di lavorare sulla promozione al grande pubblico delle eccellenze dei nostri mari. Inutile dire che la Puglia riveste in tale direzione un ruolo di prim’ordine, soprattutto dal punto di vista del cosiddetto pesce povero che, oltre alle qualità nutrizionali e alle straordinarie caratteristiche organolettiche, gode di un rapporto qualità-prezzo a tutto vantaggio del consumatori. D’altro canto la chiusura dell’accordo sulla Politica Comune della Pesca in Europa (P.C.P.) rappresenta un fatto positivo ed uno strumento indispensabile per la guida del comparto ittico ha incalzato - ma restano perplessità sui punti cardine che sono stati oggetto di intenso dibattito nei mesi scorsi e sui quali erano stati trovati accordi di massima non del tutto soddisfacenti. La pesca e l’acquacoltura Comunitaria non soddisfano i mercati dell’Unione e circa la metà dei consumi di pesce del Vecchio Continente dipendono delle importazioni”.

Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni e che ha causato la perdita del 35% dei posti lavoro e la chiusura del 32% delle imprese, una “rotta persa” da tempo dal settore con una governance debole ed incapace di gestire una politica di ripresa.  Un mercato, quello del consumo del pesce, che aumenta, ma sempre più in mano alle importazioni.  La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura. Una rinascita che passa per il mercato, e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative che hanno come obiettivo la semplificazione, il mercato e la tracciabilità..

(gelormini@affaritaliani.it)

Iscriviti alla newsletter
Tags:
pugliacoldiretti. pescastati generalicantelede concilioacquacoltura
i blog di affari
Giustizia civile: ok celerità ma attenzione ai diritti fondamentali
DONAZIONI DI SANGUE, AIUTI E PROGETTI PER AGRICOLTURA E BIOGAS
Boschiero Cinzia
Atti fiscali illegittimi: Convegno a Milano il 20 maggio
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.