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Quaderni Corsari ‘La caduta e l’atterraggio’

Una sorta di confluenza tra la “severità” degli Scritti pasoliniani e la pragmatica disciplina delle “riflessioni” gramsciane: questa l’impressione di primo acchito di Quaderni Corsari, l’iniziativa editoriale – al suo terzo numero – che prova a ricomporre pensiero, azione e confronto in un panorama politico piuttosto deteriorato.

È online il nuovo numero della rivista: “La Caduta e l’atterraggio – democrazia, organizzazione e rappresentanza nella crisi globale”. Quella odierna barese è la seconda presentazione in Italia. Un’occasione per discutere e confrontarsi sulle forme della partecipazione politica (Zona Franka – Via Mrchese di Montrone, 80 – ore 18,00)

C’è ancora spazio, senso e utilità per la democrazia organizzata? Che forme assume in questo contesto la rappresentanza politica e sociale? Esistono modelli e pratiche alternative a disposizione di partiti e sindacati? Quali forme nuove di soggettivazione e organizzazione possono aiutare la sinistra e, più in generale, chi lotta per il cambiamento, a essere all’altezza della sfida? Come può la difesa della Costituzione essere un rilancio programmatico e non una battaglia di retroguardia? In che modo il web e i social media rimodellano le pratiche dell’azione collettiva?

“Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio”. Così recita la celebre frase de L’Odio, il film di Mathieu Kassovitz sulle banlieues parigine. Ci è ignoto a che punto della caduta siano le nostre vite, la nostra società, ma di certo, nell’epoca del post-tutto, alla sensazione di essere “bloccati in un’eterna transizione” – di cui scriveva Vittorio Foa – si è unita quella della caduta perpetua, si precipita così a lungo da scordarsi che a un certo punto arriva il contatto con il suolo, e che fa male.

Precipitiamo, tra le macerie, sulle macerie, senza avere gli strumenti adeguati per reggere l’impatto. Assistiamo a un cambio d’epoca (che è cosa ben più drastica di un cambiamento epocale), confrontandoci con la forza del processo storico e con la rapidità con cui il capitalismo senza attrito ne determina la direzione. Subiamo singolarmente e collettivamente gli effetti della crisi, che altro non è che una trasformazione dell’economia globale finalizzata a perpetuare con maggior vigore il costante saccheggio delle risorse pubbliche, dei beni comuni, in un enorme trasferimento di risorse dal basso verso l’alto. (da Quaderni Corsari).

(gelormini@affaritaliani.it)