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Diversamente dai giorni scorsi, stamani, il sole non splende a tutto campo, ma gioca a nascondino con tratti di nubi leggere.

Tuttavia, la veste dell’isola di S. Domino, poco più che uno scoglio, è egualmente smagliante e affascinante. Il verde della vegetazione, fatta di pini e di macchia mediterranea, continua e si fonde con la tonalità della distesa d’onde.

Sugli spuntoni delle rocce, proprio a ridosso della distesa liquida, sostano appollaiati numerosi esemplari di gabbiani reali, dal caratteristico becco giallo e l’imponente apertura alare che da loro agio di librarsi in un attimo e di saettare rapidi in alto.

Così immobili, avvalendosi degli occhi vispi e acuti, scrutano, da un lato, la superficie del mare in basso, sì da poter cogliere eventuali piccoli pesci a pelo d’acqua e farne preda, dall’altro, invece, vigilano, alla stregua di autentiche vedette, sulle nidiate dei loro piccoli, detti, in lingua dialettale, “curciuli” - a onore  del vero non propriamente batuffoli minuscoli, ma un po’ cresciuti – fuoriusciti dalle uova dischiusesi negli ultimi mesi .

Fra gli angoli più belli e accattivanti di S. Domino, Cala Matana si pone ai primi posti, tanto che, lo scrivente, attratto da tale sito sin dall’iniziale sbarco qui nell’ormai lontano 1998, l’ha eletta a posto preferito, punto dove prendere il primo bagno della giornata, spiaggia dell’anima.

Nel percorrere il viottolo, a tratti a gradini, a tratti sterrato, che, dalla piazzetta della pensione “Belvedere” e dell’albergo “Il gabbiano”, conduce giù, verso, giustappunto, Cala Matana, lo sguardo è immancabilmente sollecitato a volgersi sulla destra e a soffermarsi sulla sagoma bianca, emergente dalla selva di pini d’Aleppo, della casa già di Lucio Dalla, in cui, il famoso cantautore, ha trascorso moltissime estati, rifugiandosi, inoltre, per brevi periodi, anche durante il resto dell’anno. A Cala Matana ha composto musiche, scritto canzoni, pensato, riflettuto, fra gite in barca e momenti di vita comune con gli isolani.

Colpisce, nei pressi della villa, la discreta presenza di due gusci, a forma d’igloo, moduli abitativi allestiti, nei passati decenni, nel vicino villaggio del Touring Club Italiano, luogo delle prime vacanze, alle Tremiti, del giovanissimo Dalla, accompagnato dalla madre.

Com’è noto, a Lucio, è toccato di andarsene presto e però, in quest’angolo di paradiso verde, egli rimane idealmente presente e vivo, un punto di riferimento fisso, al pari della grande statua di S. Pio da Pietrelcina, da lui fatta realizzare e posare sui fondali della limitrofa isola di Capraia.

Ieri, recandomi a Cala Matana, ho notato la presenza di qualche persona, verosimilmente parenti, sulla terrazza di Dalla, ma dietro di loro mi è parso di vedere pure la figura di Lucio, classico cappellaccio in testa e sigaro fra le labbra: come non pensare che, anche riposando sulle nuvole, egli seguiti a scrivere e comporre note e versi melodiosi?

Ora, accanto a me, sugli scogli, vanno volteggiando piccole farfalle di colore tra il bianco e il giallo, calandosi e indugiando a contatto delle foglie e dei minuscoli frutti delle “chiapparate”, piante di capperi che nascono e crescono, sotto forma di arbusti grandi e piccoli, fra le rocce, frammiste a cespugli di mirto, un insieme da cui sembra dipartirsi un eccezionale dialogo tra piante e mare.

gargano tremiti

Domenica pomeriggio, si è rinnova la rituale breve navigazione fra l’approdo del villaggio Touring e l’isola di S. Nicola, per visitare quel centro storico. Salendo la scalinata verso l’abbazia - fortezza di S. Maria a Mare, abbiamo incontrato casualmente Padre Massimo, in luminoso talare bianco e con semplice crocefisso pendente sul petto.

Da circa un biennio, Padre Massimo è il parroco dell’arcipelago, benvoluto dall’intera comunità. Vanta una storia speciale, detto religioso, è di origine siriana e discende dalla stessa famiglia che, circa un secolo fa, diede i natali a un altro illustre personaggio religioso, il Patriarca Massimo 5°.

L’attuale Massimo si trova in Italia da un pezzo, prima a Roma, poi in un monastero del Gargano, infine destinato, su sua esplicita richiesta, alla guida della parrocchia tremitese. Confida di essere contento di vivere qui, Padre Massimo, concentrato a leggere, studiare e meditare; si porta in terraferma unicamente per impegni ineludibili, mentre, nella quotidianità, gli basta una barchetta o un gommone per spostarsi dall’isola di S. Nicola a quella di S. Domino e viceversa.

Superata la graziosa abbazia di S. Maria a Mare, la cui realizzazione risale all’undicesimo secolo e nel cui complesso, in tempi lontani, si sono avvicendati tre differenti ordini religiosi, i Benedettini, i Cistercensi e i Lateranensi, l’escursione in comitiva ha proseguito sino alla parte centrale di S. Nicola, con tappa conclusiva in un sito sui generis, una piccola grotta affacciantesi su uno strato di basse rocce, ritenuta, fra storia e leggenda, il luogo di sepoltura dell’eroe greco Diomede.

Il personaggio, postosi in conflitto con la dea Venere, sarebbe stato costretto a lasciare la sua patria, Argo, e a imboccare, insieme con il suo esercito, la rotta dell’esilio, arrivando ad approdare sul piccolo arcipelago dell’Italia meridionale, di poi rimanendovi sino alla fine dei suoi giorni. Non a caso, sull’onda di tal evento, leggendario o reale che sia, le isole Tremiti sono state a lungo appellate Diomedee.

di Rocco Boccadamo

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