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Salah addin

Bari – In occasione della presentazione di venerdì 9 agosto del disco di Salah addin Roberto Re David, “Storie Scritte Sulla Sabbia”, presso l’Arco Paradiso a Gioia del Colle, abbiamo approfittato per conoscere in esclusiva il talentuoso artista originario dello stesso paese. Una produzione fortemente influenzata dalla conversione all'Islam, quella di Roberto,  e dallo studio della tradizione "Maqam", senza dimenticare la scoperta della filosofia e dell’arte sufi: “Da sempre suono e improvviso, così come da sempre pratico attività vicine all’arte dell’improvvisazione. Cerco di predispormi a una profonda ispirazione per meditare e agire, sempre, nel pieno della propria unità e senza inganno, aggiungerei”.

Salah addin Roberto Re David, facciamo un passo indietro ed iniziamo, se non ti spiace, dai tuoi primi passi nella musica, quando cantavi nel gruppo di tuo padre. Com’è stato il tuo approccio iniziale alla musica, che ricordi hai di quei momenti spesi con tuo padre?

“Sicuramente molto spensierati. Ero molto piccolo, avevo circa 4/5 anni. Mio padre era un cantante appassionato di musica anni sessanta, sia italiana sia straniera. Ricordo che da bambino mi ero incantato a guardare una serie televisiva di nome “Sandokan”.  Si accorse che cantavo la sigla iniziale a memoria e correttamente intonata. Fu proprio dopo quell’esperienza che papà mi volle a cantare con lui e il suo gruppo. E’ andata avanti così per diversi anni. Cantavo alla fine un paio di canzoni: “be bop a lula”, e “la terza luna” di Neil Sedaka. Divenuto adolescente iniziai a interpretare, accompagnandomi con la chitarra, un certo tipo di cantautorato, vivendo così un momento molto importante per il mio mondo musicale. Fu proprio a seguito di quelle esperienze che iniziai a scrivere le mie prime canzoni”.

Sei pugliese, hai studiato presso il Conservatorio Piccinni di Bari e nel 2004, però, hai deciso di trasferirti a Torino: con quale spirito sei partito, con quale sei tornato? Ancora oggi permane in certa stampa la convinzione che la musica al Sud sia qualcosa di unicamente legato alle tradizioni, evidenziandone e deridendone persino un certo aspetto folkloristico, tralasciandone la natura sperimentale. Tu hai vissuto di musica in entrambi i “mondi”, Nord e Sud: quali differenze hai riscontrato?

“Quando ho deciso di emigrare dalla mia terra, l’ho fatto per due motivi pricipali: il primo per studio, il secondo per ideali spirituali. La confraternita sufi che ho frequentato e  presso la quale sono stato iniziato dal Maestro Gabriele Mandel, si trova a Milano. E’ la Jerrahi – Halveti, distaccamento della casa madre di Istambul. Del resto non credo ci siano così tante differenze tra i popoli e i rispettivi posti. Certo le diversità ci sono, ma legate soprattutto al clima di una determinata cultura e alle sue aspirazioni sociali. Nel mio caso mi sento fortemente mediterraneo e, proprio per questo, totalmente  aperto a continue influenze esterne, così come è stato per la storia delle nostre terre”.

redavidLa tua formazione musicale è un viaggio non solo fisico ma anche, e soprattutto, interiore: hai studiato le tradizioni musicali orientali, in particolare quella islamica di provenienza turca, araba e persiana e quella indiana con l’ex Direttore del Conservatorio di Stato di Baku (Azerbaijian), Fakraddin Gafarov. Hai sperimentato anche grazie alla musica elettronica e alle musiche della tradizione lamaista tibetana. Non prima, però, della conversione all'Islam e dello studio della tradizione "Maqam" (“un sistema di organizzazione melodica tipico della tradizione musicale araba e una complessa tecnica di improvvisazione”): questo percorso come ha influenzato la tua opera “Storie Scritte Sulla Sabbia”?

“E’ accaduto tutto con molta naturalezza. Sono giunto alle musiche di certe tradizioni come per magia. Certo, l’ascolto della recitazione salmodiata del Corano, insieme al mantra sufi della Basmala mi hanno così profondamente colpito che era inevitabile per me cercare per essere. L’amicizia con il bravo Fakhraddin Gafarov e la sua saggezza e bravura sull’enorme tradizione maqam mi è servita e tuttora mi serve a convalidare certe mie idee e a confermare certi dubbi di natura tecnica. Credo che le tradizioni musicali antiche e religiose mi abbiano sempre affascinato e spinto a studiarle seriamente proprio perché ho sempre considerato la musica non separata dal sacro e dalla  filosofia. Nella vita faccio anche il musicoterapeuta e da sempre mi sono interessato agli effetti della musica sul corpo e sull’anima. Non poteva essere diversamente visto che proprio i sufi sono da sempre stati dei grandi musicoterapeuti e, allo stesso tempo, l’arte è il mezzo con il quale esprimiamo il nostro amore incondizionato e profondo verso il Creatore; quell’amore che mai ci stancheremo di donare all’umanità tutta.   Come dice il detto: Sufismo è servizio. Naturalmente tutto ciò entra con naturalezza in “Storie Scritte Sulla Sabbia“. Da sempre suono e improvviso, così come da sempre pratico attività vicine all’arte dell’improvvisazione. Cerco di predispormi a una profonda ispirazione per meditare e agire, sempre, nel pieno della propria unità e senza inganno, aggiungerei”.

Spesso con la tua Musica hai incrociato il cammino di pittori, attori e ballerini ed hai perfino scritto musica per il Teatro e il Cinema: da dove nasce il tuo amore per queste altre forme di linguaggio? Con quale Teatro e Cinema sei cresciuto, ci sono degli artisti con i quali vorresti collaborare?

“Di certo è stato proprio durante la visione di alcuni film, anche molto semplici, e l’ascolto delle rispettive colonne sonore che mi sono convinto, anche con un certo travaglio, a scegliere la strada del compositore e nello stesso tempo a sentirmi parte del pensiero musicale classico – occidentale. Per quel che concerne il teatro, posso aggiungere che è stata sempre una dimensione che mi ha affascinato, tanto da farmi studiare canto lirico proprio perché, la lirica, con i suoi mille personaggi, mi metteva in condizione di essere trasportato nella storia cambiando di continuo identità. Diverso è il cinema per me. Anche in questo campo mi sono cibato di tutto, ma nel tempo, con l’incalzare di una sempre più ricercata maturità, si è delineato il profilo del cinema che mi piacerebbe fare e musicare e quello al quale più mi sento vicino emotivamente. Si tratta del cinema metafisico: mi piacerebbe poter lavorare con registi di questa natura. Ma sono sempre più rari…”.

“Verticale, altissima” è la definizione che viene data alla tua opera nel testo di presentazione, una definizione che colpisce ed incuriosisce. Viene naturale da chiedersi cosa sia per te la Musica quindi, cosa rappresenti. Soprattutto in quelle giornate nelle quali, per forza di cose, ti sarai pur scontrato con il messaggio profondamente estetico e volatile della Musica di oggi.

salah addin“Ho imparato dalla vita  a non essere un tipo che giudica. Mi sforzo sempre di comprendere l’altro nella sua interezza e per questo non vivo in modo disperato le differenze. Come Gandhi ha insegnato per tutta la sua vita sono portato, invece, non semplicemente a tollerare ma ad amare. E’ vero esistono cose oscene e di una malvagità vicina solo a certa barbarie ma il giudizio, anche qui, non servirebbe a nulla o, a dirla tutta, spetta solo a Dio. Per questo il mio motto è: faccio quello che ritengo giusto fare e con sincerità anche estrema. La sua risonanza trasforma. A chi gradisce bene, così come a chi non gradisce, bene lo stesso. Per me la musica è il mezzo che più ci avvicina a quella bellezza infinita che è Dio”.

C’è anche l’estetica nel tuo disco,  in un senso etimologico però: l'artista visuale Francesco Grillo ha realizzato 14 tele, una per ciascun brano del disco, che sono state riprodotte e inserite nel booklet di “Storie Scritte Sulla Sabbia”. Com’è nata la collaborazione?

“Il carattere intimista della mia musica e la convinzione che ognuno di noi segue alla fine un suo proprio percorso mi ha ispirato l’idea di non voler essere descrittivo nel libretto del disco. Ho contattato i miei produttori, Francesco e Marco Notarangelo insieme a Graziano Cammina, e ho esposto loro le mie intenzioni. Hanno approvato e in virtù di questa richiesta, mi hanno cominciato a far conoscere diversi artisti presenti nel loro catalogo. Subito l’occhio è caduto su quella bella persona che è Francesco Grillo. Grazie a questo disco, Francesco è diventato prima un grande amico, poi un grande fratello di viaggio, nella mia vita. E così è stato…”.

Quali i tuoi prossimi progetti, puoi regalarci un’anteprima?

“In cantiere c’è la prossima opera riguardante DottorBlue art project. Si tratta di un gruppo elettro-acustico  da me fondato qualche anno fa. Uscirà l’anno prossimo un vinile sempre per Piccola Bottega Popolare. Nello stesso tempo mi concentrerò per le date in solo piano come promozione di “Storie Scritte Sulla Sabbia“. In autunno invece partirà un nuovo progetto, con Fakhraddin Gafarov. Si tratta di un’opera per strumenti, voce ed elettronica, dove elementi della cultura occidentale e orientale si fondono in virtù di un nuovo sincretismo avvolto dalla luce della tradizione sufi. Abbiamo già la richiesta di presentarlo a Istanbul e ci sono buone possibilità che il tour si estenda anche verso altri paesi stranieri. Poi ci sono altre collaborazioni e produzioni, ma è ancora tutto in divenire.

Grazie di cuore e… assalam aleykum, ovvero salute e pace”.

(s.damore85@gmail.com)

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