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Salento al palato La Cunserva Mara

Salento al palato La Cunserva Mara

di Pino De Luca

“Laudato si’, mi Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.” Notissima questa Lode del Cantico delle Creature.

Frate Focu è bello, iocundo, robustoso e forte e, se siamo a Scorrano anche molto molto saporito. Già Frate Focu è il nomignolo che è appioppato ad una delle salse più straordinarie che offra il Salento: in tutti gli altri comuni, in particolare a Spongano, detta Cunserva Mara.

Prodotto di origine almeno seicentesca da annoverare tra quelli di lunga durata (1) visto che utilizza le solanacee come elemento costitutivo e il calore come elemento conservativo. La salentinità è specificata dall’Olio d’Oliva come elemento protettivo.

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È noto che le solanacee (quasi tutte) hanno provenienza esotica, precisamente dalle Americhe e che, a parte numerosi studi che ne predatano la scoperta da parte dell’Europa, solo con le caravelle cominciano gli scambi intensi e le traversate comode dell’Atlantico.

Le solanacee sono notoriamente velenose (2) ma è altrettanto noto che la solanina è termolabile e quindi il potere venefico scompare con il calore.

Due fra di esse sono i componenti della “Cunserva mara”: il peperone e il pomodoro.

Del peperone, in ragione della parentela con “frate focu” si usa una varietà dolce e una varietà ricca di capsaicina, anch’essa venefica (dicono) ma tanto tanto saporita …

Infatti “mara” non è sinonimo di amara bensì di piccante e la piccantezza è derivata dalla percentuale di “tiaulicchi” con il quale si confeziona “Frate Focu”.

Secondo il protocollo dei prodotti tipici di Puglia le percentuali tra peperone e pomodoro devono essere rispettivamente 70% e 30%, ma non v’è proferito verbo sulla divisione tra “pipe russu” e “piparrussu” che sembrano uguali solo che il primo è dolce come una carota e il secondo arriva facile facile al centinaio di migliaia di Scoville (3).

Diciamo che un 70-30 tra dolce e piccante da una salsa alla quale tutti si possono approcciare. Sul 50-50 comincia a diventare “Frate Focu” …

Il materiale da utilizzare per la Cunserva mara è dunque costituito da peperoni rossi dolci, peperoncini rossi piccanti e pomodorini fiaschetti. Tutti questi ingredienti devono essere ben lavati, privati del picciolo e dei semi e sminuzzati. Posti quindi in una grande pentola, allungati con un fondo di acqua fresca e una manciata di sale, coperti per bene e lasciati a bollire a fuoco lentissimo per 4-5 ore, fino a quando i pomodori (ricordarsi che devono essere privati di semi) non si spappolano completamente.

conserva mara
 

Quando la marmellata è bella cremosa essa va passata con una macchinetta per fare la salsa e la passata va posta in ampie terrine di terracotta per alimenti. Devono essere molto ampie e poco profonde poiché vanno esposte al sole protette da zanzariere a trama sottilissima per evitare gli insetti e la polvere.

L’esposizione avverrà tutti i giorni dall’alba al tramonto fino a quando la “Cunserva Mara” non assumerà un colore mogano scuro e sarà abbastanza dura.

Quando la salsa si è essiccata la si pone in un vaso profondo (limmu o limbu) sempre di creta vetrificata, la si copre con un telo di lino e la si lascia al fresco per due o tre giorni, la cunserva si ammorbidirà riassumendo una certa pastosità.

È tempo della “spatolatura”: poco alla volta si aggiunge Olio Extra Vergine di Oliva (OEVO) e con una “cucchiara” di grandi dimensioni si mescola l’olio alla cunserva. In dieci-dodici giorni avremo una crema densa ma molto cremosa e spalmabile che può essere trasferita in vasetti di vetro sterili e coperta con un filo di OEVO.

Compagna inimitabile di friselline, sagne ‘ncannulate e, fidatevi, di arrosti alla brace e formaggi semistagionati, la Cunserva Mara fa da companatico di per sé.

La Cunserva Mara e Frate Focu sono festeggiati appositamente e rispettivamente a Spongano e Scorrano.

 


1-    cunserva viene senza dubbio da conservare, “cum serbare” ovvero mezzo con il quale proteggere

2-     Autoproducono la solanina, un alcaloide glicosidico che utilizzano per proteggersi da funghi e insetti.

3-     La scala Scoville è quella che misura, in maniera organolettica, la “piccantezza” di un peperoncino, vi sono altre scale più oggettive ma la Scoville è ancora la più usata. Per avere una misura i valori tra 2500000-5200000 della scala indicano gli spray della Polizia. Un peperoncino molto piccante arriva a 50000-70000 Scoville, tranne i super campioni come Habanero che può arrivare a 800000 o all’Infinity Chili che arriva a 2000000. Diciamo che dopo i 100000 siamo al limite del commestibile anche se vi sono persone che riescono ad usarlo serenamente.