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Salento, "Compare mi vendi una scarpa?"

a cura di Raffaella Vrdesca

Nel lavoro di Rocco Boccadamo dal titolo “Compare, mi vendi una scarpa?” è entusiasmante per il lettore saltare a piedi nudi da una storia all’altra.

Si tratta di sentieri che partono dal presente e ripercorrono il passato senza incertezze, mappe tracciate con cura da una scrittura elegante, tanto semplice nei contenuti quanto ricercata nella tessitura della forma.

Inutile in questo cammino la discriminante delle calzature allo stesso modo di quella delle classi sociali e dei luoghi comuni, visto che lo scrittore offre a tutti i presenti un emozionante viaggio di ritorno alle origini attraverso la riscoperta di un Salento puro nei legami, mentre agli assenti regala un biglietto di andata, a bordo della memoria, verso il Salento di oggi. Splendida azione di marketing a beneficio della nostalgia di chi scrive, della conoscenza di chi legge e dell’onore di chi manca.

Sfilano nelle pagine suggestivi episodi di vita filtrati dalla testimonianza diretta di Boccadamo, ed è singolare vederli associati ai nomi appuntati e ai soprannomi per intero di personaggi antichi, spesso parenti e amici, che della dignità e dell’ingegno fecero baluardo utile a non identificare più la società contadina nello stallo di ogni individualità fattiva, ma a riscoprirla come individualità armonica e sociale.

‘Il ragazzo di ieri’, come ama definirsi il nostro autore, ritorna più volte col pensiero alla culla del suo divenire, il paesino natio di Marittima con le sue scogliere degradanti verso il mare, i Serriti, la vicina Castro con via Frasciule, Largo Campurrae l’amato rione dell’Ariacorte, luogo votato all’incontro e al confronto, per inclinazione naturale, di ogni generazione: “Si conosceva tutto di tutti”, scrive Rocco, e non certo per semplice gossip ma per interesse dettato dal sentimento.

Chiaro l’intento di Boccadamo: niente deve passare nel dimenticatoio, a cominciare dagli antichi mestieri e attività tradizionali per finire ai riti religiosi dei piccoli borghi del Salento del Sud.

Ed è favola, ed è vita.

Chi è costretto alla lontananza dalla propria terra per lavoro o per qualsivoglia motivo sa bene come l’affinamento dei ricordi sia uno dei pochi rimedi efficaci contro il dolore dell’assenza, la sola consolazione allo strappo dagli affetti più cari.

Tutto si ricompone e torna a vivere nella potente magia della memoria, tutto si trasfigura nella delicatezza della poesia che nasce da colori e profumi familiari.      

Esistono terre che non sai e terre che ti porti dentro come cellule dell’anima.

Non occorre un testo di ‘Anatomia umana’ per andare a scovarle, né un brevetto da sub per scendere in profondità e recuperarne la memoria, basta solo lasciarsi guidare da chi è diventato uomo grazie all’esempio delle persone, ovvero attraverso il massimo livello della scala dei valori, a detta di Boccadamo stesso, il ‘ragazzo di ieri’ e il gentiluomo di oggi.

La nobiltà d’animo del nostro autore e quella sua ironia macchiata di malinconia rendono cristallini i ricordi allo stesso modo del suo mare, mare amato di Castro, mare dei Serriti, dei Porticelli, mare che perfino l’imponente carrubo nel giardino di casa riconosce amico e fratello.

Compare Rocco, ci concedi un tuffo?

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