A- A+
PugliaItalia
terragno

GALATONE - “Mesciu Totu”, al secolo Salvatore Terragno, è l’artigiano ancora in attività più anziano d’Italia: sebbene oggi spenga 95 candeline, è tuttora a capo della sua officina artigiana inaugurata ben 66 anni fa a Galatone. Sposato e con un figlio e più nipoti,l’arzillo galateo non è sfiorato minimamente dall’idea di andare in pensione. Anzi: «Se avessi almeno dieci anni in meno, farei qualche altro viaggio all’estero per mostrare le mie macchine e per inventarne delle altre», dice, a tal riguardo, con una punta di amarezza. Solo una punta, però, perché «nella vita non bisogna mai perdere la speranza di realizzare i propri sogni». Nel giorno in cui raggiunge anagraficamente una tappa importante, allora, all’interno dell’officina artigiana di via Lecce, tra il forte nonché caratteristico odore di ferro e gli attrezzi del mestiere ed ancora alcune macchine, Terragno vive un viaggio indietro nel tempo: con foto e registri contabili alla mano, si abbandona ai tanti ricordi sino a confessare il suo costante amore per la vita e, soprattutto, la sua abnegazione per il lavoro, nel bene e nel male.

mesciu totu 2


«Nel 1938 sono stato ad Assab, una città dell’Eritrea, in Africa, con la Regia Marina; lì vi arrivai a bordo del piroscafo “Leonardo Da Vinci” partito da Napoli. Durante la seconda guerra mondiale, scoppiata qualche tempo dopo, quindi tra il 1940 e il 1941, invece, sono stato persino prigioniero in India»: è con questi dettagli autobiografici che Salvatore Terragno inizia a scavare indietro nel tempo per spiegare il perché del suo amore per le macchine e, in generale, per il suo lavoro. «Dal 1944 al 1946, gli inglesi, di cui sia io che tanti altri italiani eravamo prigionieri, mi hanno fatto lavorare in una loro grande officina indiana, con la mansione di operaio tornitore». Periodo difficile, quello. Periodo che a “Mesciu Totu” di Galatone, tuttavia, ha riservato una grande opportunità che lui stesso ha voluto rispolverare e raccontare: «Nella sfortuna di essere prigioniero, sono stato fortunato, dal momento che nella grande fabbrica indiana ho potuto scoprire la mia passione, quella per le macchine», racconta Terragno, all’epoca 26enne e che ora ricorda, per giunta, il trattamento speciale che gli inglesi riservavano particolarmente a lui per qualche motivo ancora oggi non chiaro. Finita ormai la seconda grande guerra, Salvatore ha la possibilità di ritornare in Italia, a Galatone, dove apre la sua prima officina meccanica esattamente alle spalle del Santuario del Crocifisso della Pietà, nel cuore del borgo antico galateo; lì nasce un vero e proprio «vivaio di apprendisti ed operai meccanici, unico in tutta la provincia di Lecce e non solo». 

E così, tra le mura del suo “vivaio”, Terragno inventa, realizza e brevetta più di cento macchine per il settore edile, progettate in base alle richieste dei clienti: «Ho disegnato e realizzato la macchina per il taglio e la sagomatura del blocco per la costruzione delle volte a stella, e poi ancora la macchina per lavorare le colonnine e gli archi in pietra leccese, ma anche tante altre», precisa con orgoglio Mesciu Totu, che vanta almeno venti clienti per ogni paese del Salento e che, anche per questo, non intende fermarsi e riposare nemmeno all’età di 95 anni. «Ho sempre nuove idee e non riesco a non pensare al futuro», confessa l’artigiano più longevo d’Italia, che rivela, dunque, quello che è il suo «dono di natura, visto che ho conseguito solo la quinta elementare». Pensa così tanto, dice, che spesso – già da quand’era giovane, comunque – avverte un dolore alla testa, che, in ogni caso, non è mai riuscito ad abbattere la sua tenacia, la sua caparbietà e la sua voglia di lavorare e fare sempre meglio il proprio mestiere.

 

Terragno di Galatone.jpg

Le sue mani, solcate e segnate tutt’altro che superficialmente dal lavoro nel tempo, testimoniano l’audacia e la coraggiosa nonché entusiasmante intraprendenza del galatonese, il quale, a dispetto dell’età – quest’anno ha raggiunto persino ottant’anni di esperienza lavorativa – è più ottimista di qualunque altro giovane. Le sue mani raccontano, soprattutto, i tanti sacrifici mai assopiti e, dunque, pronti ad affiorare tra i ricordi più belli. «Non ho mai avuto paura del sacrificio, perché il lavoro mi ha sempre dato soddisfazioni – precisa con fermezza –. Non ho mai preso nemmeno un giorno di ferie, soprattutto in estate, quando avevo la possibilità di fatturare il doppio. Nel 1954 – racconta –, ad officina già avviata, soprattutto qui al Sud vivemmo un particolare momento di crisi, così che io restai senza lavoro; poi, però, ebbi notizia di una fiera a Palermo, e subito feci di tutto per andarci. Senza paura e con tanto coraggio». Quella a Palermo, comunque, fu solo una delle tante esposizioni fieristiche alle quali Terragno ha preso parte attivamente; ne ricorda tante, tra cui quella a Tripoli, in Libia, dove mise in mostra un prototipo di gruppo elettrogeno, un gruppo mobile di frantumazione, una cavatufi bidisco semplice ed una cavatufi scalzatrice semplice. «Ogni giorno, appena chiudevo la saracinesca dell’officina, alla fine della giornata lavorativa insomma, giravo in lungo e in largo tutto il Salento per trovare lavoro, e non facevo rientro a casa senza almeno aver concluso un contratto», è forse questo il segreto del successo di Totu, l’umiltà e la ricerca del lavoro appunto.

«Non ho mai voluto diventare ed essere un industriale – intende sottolineare –. In tutta la mia vita, per ogni cosa ed ogni circostanza, ho sempre misurato le mie capacità e così ho preferito rimanere un piccolo artigiano. Ora, infatti, sono personalmente al lavoro su di una macchina che, non appena sarà pronta, potrà produrre tante colonnine in pietra leccese, tutte con vari particolari», ha poi anticipato Mesciu Totu, già Cavaliere Ufficiale del Lavoro, che, stando a ciò che ha raccontato, è stato sempre bene ed in salute in virtù del lavoro: «Il lavoro è molto nella vita. Il mio segreto, poi, è “parlare poco e solo quando si è sicuri di una cosa”». Un perfetto temerario, insomma, l’artigiano di Galatone, che con determinazione ha superato i tanti momenti di crisi che la storia del nostro paese difficilmente potrà dimenticare. Tuttavia, come tanti altri settori dell’economia odierna, anche quello in cui opera Terragno sente il peso dell’attuale forte crisi, così che «sono costretto a vendere l’appartamento costruito sopra la mia officina», proprio per superare questo momento. Anche in questa circostanza, comunque, Mesciu Totu non desiste.

di Daniele COLITTA

http://www.quotidianodipuglia.it/persone/e_salentino_lartigiano_pi_anziano_ditalia/notizie/303052.shtml

Tags:
artigianogalatoneterragnoanziano
Loading...
i blog di affari
Covid, lo smart working è il paradiso soltanto per i gruppi dominanti
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Lotta contro il razzismo, l'ennesimo strumento di controllo del tecnocapitale
L'OPINIONE di Diego Fusaro
Riminaldi incontra il Guercino e i giganti del Barocco
Gian Maria Mairo
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.