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Schermaglie tv tra Di Paola e Decaro ma a pungere sono Tedesco e Loizzo

Bari – Il primo tele confronto tra Antonio Decaro e Mimmo Di Paola finisce senza particolari colpi di scena e con la promessa di entrambi di non aumentare la Tasi sui servizi “per non erodere i famosi 80 euro del Governo, non risolvono i problemi ma qualcosa fanno”, chiosa l’ex assessore di Emiliano. Mentre il competitor bolla come “propaganda” la trovata renziana: solo brevi schermaglie e nessun corpo a corpo tra i due sul ring catodico. A meno che non si contino i graffi dei big Mario Loizzo ed Alberto Tedesco.

“Avesse curato la mobilità di Bari come ha curato la propria mobilità istituzionale, in città non avremmo più problemi”, manda a dire da Telenorba l’ex padrino socialista, Tedesco, all’indirizzo del candidato del centrosinistra. “Il sacrificio dell’essersi messo a disposizione? Se gli dovesse riuscire, sarà il Sindaco di una delle più grandi città d’Italia. In caso contrario, tornerà a fare il parlamentare”, gli rimbrotta, mentre a dare il benservito a Di Paola è il dalemiano Loizzo, già assessore della Giunta Vendola quando l’ingegnere era a capo di AdP. “Deluso dalla sua scelta di candidarsi alla guida della città - che ho trovato inopportuna dopo quell’esperienza - ma anche dalla vicenda amministrativa degli Aeroporti”, racconta, prima di stroncare: “È una sfida che ritengo non adatta a lui, richiede più freschezza ed entusiasmo”.

Sulle ex municipalizzate, il leader di Impegno Civile evita il bivio della privatizzazione: “Privatizzare non è dismettere, altrimenti è una svendita. Con gli aeroporti ho dimostrato che si può far bene anche con le aziende pubbliche, se messe in buone mani”, spiega, attaccando tanto sull’ultimo contestato concorso Amgas, quanto sulle condizioni di trasporto pubblico e igiene urbana. “È anche questione di finanziamenti o, come nel caso di Amtab, di sottodimensionamento”, ribatte Decaro, “d’altro canto AdP ha funzionato bene anche grazie ai 12 mln di euro arrivati dalla Regione su Ryanair”. E la staffilata serve a ricordare gli utili di Amgas e la parte di programma sulle Open data ma pure l’avanzo di amministrazione in cassa a Palazzo di città e inutilizzabile per i vincoli del patto di stabilità. 

Duecentoventimila euro come tetto di spesa previsto dallo staff dell’onorevole democratico, trecentomila quello degli sherpa dipaolini ma il numero uno del centrodestra non vuole passare per ricco Solone: “Sono soldi frutto del mio lavoro e con i quali ho avuto anche il privilegio di fare bene alla comunità come con il Petruzzelli”, chiarisce, accusando il competitor di scarsa volontà di internazionalizzazione del capoluogo.

Di mezzo ci passano gli scorci di vita famigliare e le testimonianze di figli e mogli. E se Di Paola è cosciente della difficoltà della partita, “della buona politica incontrata” e confida che “la città deciderà se nella mia storia c’è la garanzia del mio futuro”, Decaro è tranchant: “Fino ad ora, da Di Paola, ho ascoltato solo discorsi. Io sto cercando di dare degli obiettivi concreti. Fare un discorso generico senza entrare nel concreto non ha senso”. Aspettando Matteo Renzi… 

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