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Serrano (Le) L'olio della poesia

di Rocco Boccadamo

Si prova, immancabilmente, una sensazione di semplice e leggero incanto nel ritrovarsi, al primo saluto della sera, nella piccola autentica bomboniera di piazza Lubelli, cuore della, a sua volta, minuscola, affascinante e un tantino misteriosa località salentina di Serrano.

Quest'anno, la manifestazione prende corpo nel giorno di Santa Maria Maddalena, una figura di divinità che, allo scrivente, viene sempre spontaneo d’immaginare come una donna giovane e fascinosa, volto incorniciato da una lunga treccia.

Ricorrenza canonica che, in un’altra cittadina del basso Salento, Castiglione d'Otranto, è contraddistinta da una secolare fiera - mercato a mera impronta paesana, una volta definita “fiera delle cipolle” e accompagnata dal semplice e indicativo proverbio “A Santa Maria Maddalena, va alla vigna e se ne vene prena (pregna)”, a voler così riferirsi, non si sa esattamente essendo di analoga intensità la verosimiglianza insita nelle due distinte e distanti opzioni, o ai primi acini d'uva che iniziano a maturare nei vigneti ad alberello classici del territorio (i cippuni), o a un tutt’altro genere di maturazione che arriva a lievitare dentro a un’immaginaria giovane contadina recatasi a lavorare, giustappunto, nella vigna.

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Sia come sia, in questo 2014, la ricorrenza del 22 luglio, non se ne adonti la Santa, grazie alla concomitanza dell’evento serranese, da parte sua ormai divenuto adulto, sembra ritrarre un’indicativa ascesa di solennità, insieme con un alone d’ideale magia.

Per la verità, nell’odierna occasione, il cielo, in alto, è insolitamente accompagnato da nubi sparse, da cui, a certo punto, promanano finanche accenni di pioggia, e però si tratta di gocce sparute, soltanto per un attimo, quasi come un discreto segno di partecipazione, della volta tinta di blu scuro, alla festa. In fondo, senza il minimo disturbo, forse volendo riconoscere che, ad accarezzare il capo e a plasmare il sentimento e la suggestione dei tanti invitati e ospiti, stasera concorrono, bastevoli, altre gocce che profumano, con naturale maggiore intensità, di vita, passione, lavoro, tradizione, tanta fatica, ossia a dire gocce d'olio. E, come già notato da taluni commentatori, non poteva trovarsi un connubio più puntuale di quello tra il frutto o le lacrime degli ulivi da una parte e la poesia dall’altra, giacché la poesia nasce anch’essa da stille dell’animo, sempre, anche quando è espressa sotto forma di versi e parole d’allegria e di gioia.

Ancora un rilievo: da lassù, non si affaccia alcun profilo della luna, come se Selene avesse scelto di starsene in disparte, lasciando il posto, nella cornice di piazza Lubelli, a una sua gemella, inanimata e tuttavia non meno fulgida, “La luna dei Borboni”, il titolo di un volume che racchiude le più belle, indicative e conosciute poesia di un grande, ma ancora non adeguatamente apprezzato, poeta salentino, Vittorio Bodini, di cui cade adesso il centenario della nascita. Bodini, cantore del Capo di Leuca, di ulivi, carrettieri, contadini, arti e mestieri umili, volti riarsi, raggi accecanti. Per precisa scelta organizzativa, alla sua figura è dedicato il prologo della diciannovesima edizione dell'Olio della poesia e suscita viva emozione la presenza sul palco della figlia del poeta, Valentina, alla quale è consegnata una targa in ricordo del chiarissimo letterato.

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Al solito, l'evento di Serrano si articola in tre punti e momenti.

Il primo, l’attribuzione di un segno di riconoscimento, il Premio millennium, a un esponente salentino distintosi nel campo della promozione culturale e della poesia in particolare, individuato e scelto, nell’occasione, in Maurizio Leo, che riceve in premio una pregevole scultura in pietra leccese, una sorta di simbolo identitario dell'interiorità materiale di questa terra.

Quindi, un’assegnazione, il Premio Salento d’amare, in certo qual modo alla carriera, andata, quest’anno, a un famoso personaggio artistico nel campo della composizione musicale e della canzone, Vinicio Capossela, istrionico e originale talento pur in una veste d’estrema semplicità, star di spessore internazionale e, però, dalle origini radicate nel meridione d'Italia, in Irpinia per la precisione. Pecularietà aggiuntiva, l’artista in discorso è una presenza frequente fra i nostri muretti di pietra, i nostri uliveti, avendo egli, da un ventennio, preso dimora, per le sue parentesi di riposo, nel paesino di Patù, giusto verso la punta estrema della nostra penisola, lì a gustarsi il fascino della natura in terra e sul mare di S. Gregorio, insieme con la genuina semplicità dei nuovi compaesani, essendo divenuto cittadino onorario della località prescelta.

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Infine, al centro dell’evento, il vero e proprio “olio della poesia”, premio consistente in un quintale d’extra vergine di oliva e in un soggiorno a Otranto. Nella presente tornata della manifestazione, si rende onore al merito di un grande poeta e scrittore milanese, Maurizio Cucchi, il quale, a prescindere dalla sua moderna e accesa personalità, non è completamente azzardato configurarlo alla stregua di un Manzoni dei tempi presenti.

Colpisce e incanta, il maestro Cucchi, già col fascino che trasuda dal volto incorniciato da una folta canizie; ma, soprattutto, sono le sue riflessioni, i versi e le parole che giungono direttamente al cuore di chi ascolta o legge. Dà l’idea, Cucchi, di voler tracciare ideali confini della vita, ancorando mirabilmente immagini e volti del passato recente e anche lontano a passi e a azioni della quotidianità corrente.

Circa duemila i presenti dinanzi al proscenio serranese, che assistono, coinvolti, alle scansioni dell'evento, in una serata per di più impreziosita, con maestria e spessa vena artistica,  grazie alla lettura di brani per opera dell’attore salentino Francesco Piccolo, anima della compagnia teatrale  “La Busacca” e all’esecuzione d’avvincenti intermezzi musicali a cura di un giovanissimo talento di casa nostra, Vincenzo Tommasi di Calimera, il quale, con la sua chitarra, conferisce un vero e proprio abbraccio al premio “Olio della poesia”.

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