Lo storico negozio di via Sparano, Società Anonima Cima, era rimasto l’ultimo presidio di una Bari che fu: intraprendente nel piglio commerciale e orgogliosa di declinare quello spirito levantino, capace di attrarre con professionalità e umana disponibilità attenzioni ed esigenze dalla vicina provincia e dall’intera regione.
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Prima di Cima avevano già spento le luci e ceduto passo e vetrine altri baluardi del commercio barese, come il negozio di stoffe e tessuti “Pallante”, il cuore della strumentistica musicale “Giannini” e la stessa Libreria Laterza – riducendosi negli spazi di via Dante – aveva ceduto il fronte principale all’arrivo di Prada, mentre a qualche isolato “La Feltrinelli” moltiplicava piani e scaffali in una nuova concezione di vendita chiamata “store”.
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L’effetto cliché si ripete, pertanto, anche a Via Sparano a Bari, dove – come altrove – crescono caffetterie e fast food e le insegne che sopravvivono per lo shopping sono le stesse delle grandi città d’ovunque.
Quella di “Cima” antica, elegante e non luminosa soccombe a quelle “superlative” e “palindrome” dell’abbigliamento intimo più raffinato. Davanti alle sue vetrine sogni, sospiri e fantasie – più o meno pudiche – lasceranno il posto ad aromi e sentori più o meno etnici e un altro pezzo del salotto barese si arricchirà di sedie e tavolini, nonché di totem pubblicitari e luci intermittenti.
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Non si riuscirà a festeggiare nemmeno il secolo: l’attività era stata avviata nel 1928 e la chiusura definitiva è fissata a maggio prossimo. L’ultimo anno è cominciato con la liquidazione totale degli stock in magazzino con riduzioni fino al 70%. Le file di questi giorni testimoniano affetto e nostalgia per l’ennesimo ricordo destinato a sopravvivere solo in fotografia.
(gelormini@gmail.com)

