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Stefano de castro

“Plaudo da Roma al lavoro del Presidente De Castro per la conclusione dell’accordo politico in Comagri sulla riforma della Pac, che ha rappresentato una fase delicata e di intensa attività politico-istituzionale. Certo, continuiamo ad essere sempre cauti sugli esiti finali della riforma, anche perché come sottolinea lo stesso De Castro ora la partita si sposta sul fronte del bilancio”.  

 

Così il Senatore Dario Stefàno (SEL) commenta la notizia dell’approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue della riforma della Pac uscita dai negoziati dei Triloghi a larga maggioranza.

 

“Anche alla luce di queste ultime considerazioni  - prosegue Stefàno - suscitano qualche perplessità le affrettate dichiarazioni del Ministro De Girolamo sui “positivi” esiti del negoziato sulla Politica Agricola Comunitaria 2014-2020 ai quali avrebbe contribuito l’”efficace azione della delegazione italiana”.

 

"È vero, le iniziali proposte della Commissione Europea avevano una portata di maggiore impatto negativo sulla agricoltura italiana, si pensi alla originale impostazione del greening e al metodo per il riparto delle risorse, ma è altrettanto vero che  gli importanti correttivi introdotti (grazie alla intensa attività del Parlamento Europeo, con un ruolo determinate del presidente De Castro)  non consentono di cantar vittoria.

 

Questo anche per via della debolezza mostrata sin dalle prime fasi negoziali dalla delegazione del governo italiano, entrata nel processo decisionale senza idee chiare e condivise, più propensa ad “accontentarsi” di alcuni parziali risultati, in un ripetitivo gioco di rimessa, mentre gli altri Stati Membri sfoderavano un approccio propositivo e molto più aggressivo”.

Stefàno DeCastro2

 

“Un atteggiamento  - sottolinea Stefàno - che ha penalizzato alcune delle esigenze più importanti del nostro sistema produttivo agricolo. Ne cito solo due:  la semplificazione, tante volte dichiarata in contesto comunitario quante poi disattesa dalle scelte pratiche operate, e l’accesso al credito, tallone d’Achille dello sviluppo competitivo delle imprese italiane. Lacune di una riforma considerata “di minima”, poco coraggiosa, attenta più che altro ad una eguaglianza asettica tra imprenditori, che in realtà determina forti iniquità poiché non tiene in conto delle differenze territoriali".

 

"Le stesse che dovrebbero essere alla base di quella che il Ministro ha definito “l’identità italiana”, poco difesa in contesto comunitario e ancor meno in ambito sovranazionale. Mi riferisco al contrasto alle sofisticazioni alimentari, alla tutela della qualità certificata, alla lotta agli  OGM, tutti temi sui quali la posizione “light” della UE è determinata anche dalla modesta azione di pressione del Governo italiano. Un Governo in cui il Ministro definisce una “boccata di ossigeno” i 48 miliardi di euro della PAC 2014-2020, dimenticando forse che non si tratta di risorse addizionali, bensì di strumenti consolidati di sostegno ad un settore strategico per l’intera Comunità Europea”.

 

“Un Governo, insomma, - conclude - che nell’approvare una legge delega sulla modernizzazione del settore agricolo, dovrebbe concentrasi su politiche propositive, di sistema e, soprattutto, con portafoglio. E non accontentarsi di delegare all’Europa, alla PAC, il compito di ideare e proporre soluzioni.  Che peraltro, spesso, sono negative per l’Italia. Dopo decenni di vuoto, allora, è l’ora di una politica agricola italiana”.

 

 

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