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PugliaItalia
Svimez e Fondz. Tatarella 'Mezzogiorno, che fare?'

Possono esserci delle opportunità per il Sud all'interno di un periodo di profonda crisi come quello che stiamo attraversando? Può il Mezzogiorno trovare le risorse per provare, perlomeno, a diminuire il gap con le regioni del Nord? E poi, è vero fino in fondo che è la "Padania" a fare da locomotrice all'Italia, mentre nelle Regioni meridionali restano soltanto gli spiccioni e l'assistenzialismo? Quali leve è possibile utilizzare per far ripartire la nostra economia locale, soprattutto guardando alle possibilità Europee e Mediterranee?

Di questo si è discusso, partendo dai dati diffusi con l'ultimo Rapporto Svimez per il Mezzogiorno in un interessante convegno organizzato dalla Fondazione Giuseppe Tatarella, che ha visto protagonisti il Presidente dello Svimez Adriano Giannola, l'economista Gianfranco Viesti ed il senatore Pasquale Viespoli, già sottosegretario al Lavoro.

La discussione, moderata da Lino Patruno, si è svolta intorno ai temi dell'economia e dei ritardi del Mezzogiorno, cercando di analizzare le cause, gli effetti, e soprattutto le soluzioni, anche attraverso, come è stato più volte sottolineato dai relatori, la necessità di una nuova direzione di politica economica per le macroaree del Sud. Troppo spesso, infatti, i nostri politici si sono dimostrati inadeguati e non in grado di comprendere appieno le dinamiche globali, che stanno investendo le nostre Regioni, spesso anche con interessanti opportunità.

"Bisogna cercare di rendere il Sud competitivo rispetto alle altre macroregioni europee - ha sottolineato Viesti - perchè le nostre regioni, per esempio, dovrebbero essere in grado di attrarre più investimenti dell'Irlanda o dei Balcani"

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Il tutto in un'ottica europacentrica. "Non certamente uscendo dall'Euro e dall'Unione Europea risolveremmo i nostri problemi - ha stigmatizzato Viespoli - anzi, è vero il contrario. Serve un'Europa più forte. Siamo il più grande mercato del mondo, ma non abbiamo la forza ed il grande pregio del dollaro americano".

"Ben vengano i fondi strutturali  - ha commentato Giannola - ma da soli non bastano se non ci sono politiche di sostegno adeguate".

La colpa, dunque, è delle classi dirigenti meridionali? Anche in questo caso è intervenuto, con un chiarimento, il presidente dello Svimez, Giannola: "Non mi sento di dare tutta la colpa soltanto alle classi dirigenti delle nostre regioni. Fino ad oggi a tutti i livelli c'è stata una scarsa consapevolezza delle potenzialità delle politiche di convergenza. Servono accordi quadro di convergenza per fare di un territorio un'area competitiva e concorrenziale con le altre Regioni. Del resto è ben noto che oltre il 50% dei fondi europei sono destinati attualmente a Stati che sono entrati a far parte dell'Euro dopo il 2004, e che quindi hanno meno vincoli e lacci rispetto a chi vi era già dentro".

In buona sostanza il Sud non riesce ad attrarre potenziale straniero non soltanto per problemi legati alla burocrazia, o alla criminalità, come spesso si dice, ma anche per la mancanza di una volontà unitaria della politica, a tutti i livelli.

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Cosa fare, allora? Da dove ripartire? La risposta è complessa, ma un quadro è possibile individuarlo.

E' necessaria una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, in entrata come in uscita. E' necessario tornare a parlare davvero del Sud. Dopo la riforma del 1992, infatti, soltanto nel 1998 si è tornato a parlare davvero di Mezzogiorno. Da allora, tranne pochissimi secondi dei vari passaggi televisivi, la politica sembra essersene completamente dimenticata. A tutti i livelli.

E' altrettanto necessario ripensare ad una seria politica energetica alternativa. Basti pensare, ad esempio, che il piano energetico nazionale prevede un obiettivo per il 2020 del 18% di energia prodotta con metodi alternativi al petrolio ed al carbone. In Germania già ora siamo al 40%. E quale territorio è, da questo punto di vista, una grandissima risorsa per tutta l'Italia?

E non basta ancora. Le cose da fare sono molteplici: sfruttare la piattaforma del Mediterraneo, progettare e sfruttare i fondi strutturali, investire sulla logistica territoriale, dalle politiche di distretto alle infrastrutture, privatizzare ed aprire i mercati verso l'interno e verso l'esterno.

(gelormini@affaritaliani.it)

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tatarellafondazionemezzogiornoviestirapporto
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