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Qualche giorno or sono, dovendo provvedere ai nuovi acquisti per la biblioteca in cui lavoro, ho compiuto una piccola ricerca sulla produzione editoriale dell'ultimo anno, finalizzata ad individuare  i libri che parlassero di Taranto, ed in particolare della vicenda legata all'ILVA. L'idea era quella di creare uno scaffale  specializzato, disponibile per i tanti ragazzi che da punti di vista diversi, legati non solo alle diverse opinioni ma anche alla varietà di discipline da cui partire per affrontare questo tema, stanno studiando il rapporto  esistente e/o possibile tra Taranto e la sua industria.

Mi ero accorto dell'attenzione crescente su questo tema anche per le numerose richieste di notizie e di dati, che personalmente  ho ricevuto a seguito di una citazione - errata - contenuta in una tesi universitaria disponibile nel centro studi della CGIL, che mi attribuisce uno scritto che non ho realizzato (peccato che invece non mi vengano richieste le poche cose che ho effettivamente scritto!).

La ricerca ha avuto un esito positivo. La  produzione di scritti su Taranto e l'ILVA è davvero imponente, segno che l'argomento è ormai maturo nelle coscienze di molti.

Manchester

Ciò malgrado la confusione è grande sotto il cielo e se tutti colgono l'esigenza di una svolta epocale, per altro tardiva, sulla direzione da assumere  le idee appaiono ancora confuse e contraddittorie. Molte città con una antica storia di industrialismo, negli ultimi decenni, hanno svoltato e mutato le ragioni della propria esistenza, non solo Bilbao o Manchester, ma anche città italiane: quanto sono cambiate Genova o Milano in questi decenni? Cos'era Sesto San Giovanni e cos'è ora? Ed è proprio questa incertezza sulle prospettive, che oggi costituisce il maggiore ostacolo al cambiamento.

Non ritengo realistica l'idea di un prossimo futuro della città senza la siderurgia, e tuttavia non è immaginabile che non si proceda alla modifica ed al risanamento del processo produttivo e dell'ambiente. Ciò non solo per gli aspetti occupazionali rilevanti, ma anche  per gli aspetti strategici che la siderurgia ancora riveste nel futuro prossimo dell'Italia. Il risanamento, il rispetto senza esitazioni dell'AIA, il controllo senza interruzioni degli effetti della produzione sono le sole condizioni perché questa fabbrica possa continuare ad esistere.

Manchester molo di salford

Insieme occorre progettare la fuoriuscita dall’attuale condizione di monocultura industriale. Qualche giorno fa il sole 24 ore commentando l'assemblea della Confindustria, tenutasi su questo argomento con la presenza del Governatore  Vendola, del ministro Trigilla e del presidente Squinzi, ha sottolineato un aspetto rilevante: non solo una città intelligente (Smart City), capace di progettarsi in funzione del benessere dei suoi abitanti, ma soprattutto un rilancio della città attraverso la progettazione del territorio.

L'ILVA, come prima l'Arsenale, non è stata la fabbrica della città per la città, ma il volano dell'intera area nel processo di modernizzazione degli anni '70. Il reportage di Valter Tobagi, che ha introdotto il tema del metal-mezzadro (addirittura inventando questa fortunata espressione, che sottolineava una realtà che, nel mutare, rimaneva tenacemente ancorata alle sue radici), ribadiva  proprio questo importante concetto: con l'industria veniva a cambiare non la città di Taranto, ma la cultura, l'economia i costumi del Mezzogiorno.

Il metal-mezzadro è stato vissuto nel passato come un elemento dell'arretratezza culturale di un Sud, che resisteva alla modernizzazione, del contadino che secondo la famosa barzelletta degli anni '50, giunto nella sua  nuova abitazione, o nella sua nuova città, finiva con il piantare il basilico nella vasca da bagno.

Taranto castello1

Ma quella fabbrica non amata era un'occasione per l'intero territorio, per i comuni del circondario, per  i giovani in cerca di occupazione. Per quanti anni questi territori hanno sentito orgogliosamente di essere avanti rispetto ai processi in atto nel resto del Mezzogiorno: la grande fabbrica era una ricchezza per l'intera Puglia.

Similmente oggi, a conclusione di un ciclo, a conclusione di un'illusione - quella che un solo fattore possa essere l'agente del cambiamento - quando i conti non tornano ed il bilancio fatto non solo di arricchimento ma anche di sacrifici e sofferenze, di violazioni dell'ambiente e di danni per la salute, è in rosso pesante, è  proprio dall’articolazione del territorio che può venire la risposta.

Un territorio che, grazie alla sua  articolazione e varietà, possiede le caratteristiche su cui costruire il futuro. E' difficile, infatti ancora oggi, dopo un secolo di violazioni industriali realizzate senza immaginare ed intendere nessun altro fattore che la produzione, immaginare un territorio più bello, ricco e flessibile di questa parte del Mezzogiorno. Se si prende una carta geografica e facendo centro su Taranto, con un compasso si fa un cerchio che racchiude un ampiezza di soli cento chilometri, e poi esaminiamo cosa ricade in questo cerchio: c'è da  rimanere strabiliati.

Manchester2

Grandi e belle città come Bari e Lecce, centri storici straordinari, Martina Franca, Ostuni, Cisternino, Locorotondo. Il territorio quasi sconosciuto delle gravine con i suoi tanti insediamenti rupestri, che da Matera si estendono sino al Salento, i parchi naturali, le produzioni agricole pregiate dell'olio, del vino e dell'ortofrutta; i boschi insidiati, ma ancora vitali, la bellezza delle coste, e le vicine montagne della Basilicata, le centinaia di masserie fortificate, di rara bellezza e molte delle quali oggi in abbandono. L'arte dei nostri centri storici, la produzione delle ceramiche. Una ricchezza in gran parte sconosciuta e non valorizzata. Eppure un'altra storia sarebbe stata possibile.

Nelle campagne tra Taranto e Massafra, nel periodo post unitario, una parte della borghesia e della proprietà terriera tentò un percorso diverso: la splendida residenza di Leucaspide, che era soprattutto un'azienda agricola, divenne per alcuni anni luogo di ritrovo di intellettuali e governanti europei, grazie all'azione di quel particolare personaggio che fu James Lacaita.

TARANTO3

Si ipotizzò la nascita di collegamenti ferroviari moderni e confortevoli, di nuovi alberghi, la modernizzazione di un'agricoltura che cominciasse a produrre agrumi e ogni varietà di frutta. Nacque il museo archeologico, che è tuttora uno dei maggiori per la cultura della Magna Grecia. Poi però l'attenzione si concentrò sull'industria e sul mattone. Tragico errore.

Un errore che ancora può ripetersi perché se da un lato, a più riprese, la città ha contestato questo sviluppo distorto sulla progettualità, dall’altro non si è andati molto oltre, e con mia grande preoccupazione vedo che la città rimane quasi inerte di fronte al nascere di nuove ipotesi di sviluppo, che partono dalla richiesta di una nuova espansione edilizia.

Io penso che con coraggio bisogna ripartire dalla bellezza di questo territorio, non ci sono salvezza immediate, non è una pillola per il mal di testa, è un percorso culturale che bisogna compiere nel tempo e che per essere efficace non può riguardare solo Taranto, ma l'intera regione. Nelle scorse settimane l'assessore alla cultura del comune di Statte, che con Taranto è il più colpito dai danni di questo industrialismo selvaggio, ha proposto ai comuni viciniori la realizzazione di un Festival della Bellezza: potrebbe essere un'occasione per continuare a riflettere.

 

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