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Taranto, la madre di tutte le questioni

di Guglielmo Minervini

E parliamo di Taranto.
Della madre di tutte le questioni.

In questi giorni si susseguono le voci che vogliono vicina la decisione di vendere l’Ilva al gruppo indiano-francese ArcelorMittal, associato con l’italiana Marcegaglia.

C’è uno strano silenzio che accompagna un’istruttoria così delicata non solo per il futuro dell’acciaio in Italia, ma anche per le prospettive occupazionali, ambientali e di qualità della vita nella città di Taranto e nella Puglia.

E’ evidente il rischio che, ancora una volta, la decisione possa essere consumata sulla testa dei cittadini tarantini che hanno diritto di sapere e di condividere scelte destinato a svolgere un impatto enorme sul proprio destino.

Allora, è bene richiamare alcune condizioni indispensabili per rendere convincente e trasparente qualsiasi prospettiva strategica, su cui il governo nazionale sarà chiamato a decidere nei prossimi decisivi giorni.

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Proviamo a elencarle:

- il piano industriale
sarà necessario che il Governo stabilisca effettive condizioni in grado di garantire che non si tratti di un’acquisizione “aggressiva”, magari orientata alla prospettiva di ridimensionamento del centro siderurgico tarantino in una dinamica analoga a quella che sta già segnando profondamente il porto di Taranto; serve un partner che giochi al rialzo e non che partecipi a una svendita.

- garanzie ambientali
se, come sembra, si intende separare i destini della vecchia gestione (bad company) creando una new company che acquisisca gli impianti e il personale senza i pesi della vecchia Ilva (contenziosi, risarcimenti ecc.), occorrerà introdurre severe garanzie ambientali per la futura produzione industriale; insomma, si vende per cambiare radicalmente.

- ambientalizzazione
in particolare, bisognerà garantire l’attuazione, nei tempi stabiliti e con risorse certe, del Piano Ronchi per l’ambientalizzazione del centro, con particolare riferimento all’uso del pre-ridotto che – riducendo il peso nel ciclo produttivo di agglomerato e cokerie, responsabili della emissione di diossina – consentirebbe di produrre acciaio pulito (come sottolinea lo stesso DPCM sul piano ambientale che ne raccomanda l’utilizzo).

- livelli occupazionali
bisognerà assicurare i livelli occupazionali e nel contempo occorrerà stabilire precise garanzie circa il rapporto tra la nuova l’Ilva e la rete delle piccole e medie imprese dell’indotto.

Taranto foto
 

Non si tratta si svendere l’Ilva, magari in fretta vista la crescente sofferenza finanziaria.

Si tratta di capire di individuare un partner industriale in grado di accogliere la sfida di trasformare Taranto nel laboratorio più avanzato d’Europa di produzione di acciaio verde, della massima qualità e rispettoso tanto dell’ambiente quanto della salute umana.

Il rilancio produttivo del paese parte dalla capacità di porre su Taranto un’ambizione alta, anzi la più alta: riaffermare una presenza industriale puntando a standard elevati di qualità ecosostenibile.

Per tale ragione, non basta un buon accordo.

Sarebbe opportuno che lo Stato sia presente nel capitale sociale con una significativa quota di “sorveglianza” per presidiare gli interessi pubblici rilevanti in tutto il complesso processo che occorrerà sviluppare.

Questa presenza pubblica sarebbe opportuno che sia condivisa dallo Stato e dalla Regione Puglia quali istituzioni che meglio e più attivamente possono esercitare un ruolo “societario” grazie all’utilizzazione dell’insieme delle informazioni e dei dati conoscitivi che derivano dai propri poteri di governo e di controllo del territorio.

La partita che si gioca sull’Ilva è troppo complessa e rilevante per essere giocata in proprio.
La Puglia deve ritrovarsi nella sue migliori espressioni a Taranto.

Ecco perché mi auguro che questi essenziali punti possano essere condivisi anche da Michele Emiliano e Dario Stefano e fatti propri dalle istituzioni del territorio nella loro interlocuzione col governo nazionale.

Facciamo della questione dell’Ilva il terreno di sperimentazione di una politica buona che finalmente sa fare quadrato attorno agli interessi cruciali dello sviluppo economico, occupazionale, ambientale, sociale del territorio.

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