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Taurisano

Della parola “femminicidio” e della malattia di una società che spesso non sa ascoltare non si dovrebbe mai smettere di parlare. Disperazione ed educazione all’odio sono solo la punta dell’iceberg di una tragedia sociale che racconta di 6 milioni e 743mila donne, tra i 16 e i 70 anni, vittime di violenze fisiche e di un solo 7% in grado di trovare il coraggio e le possibilità, anche materiali, di sporgere denuncia.

Erika Ciurlia è il nome di un’altra donna, purtroppo, che andrà ad aggiungersi alla lunga lista di vittime private di una seconda possibilità e della propria, naturale, libertà.

La vicenda, avvenuta a Taurisano, in provincia di Lecce, ha sconvolto la comunità pugliese: Francesco Capone, 46 anni, ed Erika Ciurlia, 43 anni, si erano separati da un mese e poco più e per il coniuge, evidentemente, l’accaduto era ancora difficile da accettare. Nonostante nel mezzo vi fosse il bene e la serenità non solo della stessa moglie ma anche, e soprattutto, di tre figli di 25, 18 e 4 anni.

Taurisano moglie

Non era la prima volta che l’uomo minacciava la donna: Erika, infatti, aveva già in precedenza denunciato il marito agli agenti di polizia. In quell’occasione, l’uomo arrivò perfino ad agitare un’ascia verso la donna, nonostante la presenza della polizia. Stavolta, però, a nulla sono serviti gli interventi dei carabinieri coordinati dal capitano Aniello Mattera, e dei colleghi del Nucleo investigativo, diretti dal capitano Biagio Marro, aiutati anche dagli agenti di polizia del commissariato, comandati dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico. Né i soccorsi prestati dai sanitari del 118. All’arrivo degli aiuti, infatti, i due coniugi erano morti.

Secondo le prime indagini degli investigatori Francesco Capone, incontrando Erika Ciurlia per provare a chiarire la situazione, avrebbe prima esploso un colpo in direzione della donna e poi contro di sé. A trovare i corpi senza vita dei genitori il figlio diciottenne.

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Sconvolto il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: “È dentro un contesto di violenza verbale, di razzismo che prova a fare delle diversità l’oggetto di una caricatura, che noi possiamo inserire tante terribili cose a cui non possiamo rassegnarci. E’ il femminicidio che ogni giorno miete la propria vittima”.

“Ancora una donna che viene punita per il suo atto di libertà – ha aggiunto Vendola – una donna che viene punita dal suo uomo, capace anche di sopprimere se stesso, pur di non riconoscere la libertà a colei che considerava una sua proprietà privata. Ha avuto bisogno di negarle la vita per poterle negare la libertà. Per parlare di femminicidio oggi bisogna, in positivo, parlare della libertà della donna”.

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