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matarrese Bari

L’arbitro ha fischiato la fine e tutti tornano negli spogliatoi. Come se nulla fosse successo. La trattativa sulla cessione dell’A.S. Bari è fallita, dopo essere stata portata avanti per tre lunghi mesi dalla famiglia Matarrese, proprietaria da ormai 36 anni del club biancorosso, e dalla cordata formata da Paolo Montemurro, amministratore unico della Nuova Meridionale Grigliati, e Luigi Rapullino, amministratore delegato della Sideralba.

Si è chiusa con un “no” definitivo da entrambe le parti; un “no” manifestatosi con un continuo rimpallo di comunicati, sfociato poi nelle tanto attese conferenze stampa. Quasi a voler dimostrare l’offesa subita dagli acquirenti, l’orgogliosa famiglia Matarrese ha rifiutato il pubblico confronto proposto da Montemurro, ma non ha rinunciato - attraverso uno dei più fidati collaboratori, l’avv. Francesco Biga - a spiegare le motivazioni della chiusura improvvisa della trattativa.

Ha parlato più Biga che Matarrese. Ed è venuto fuori chiaramente che alla famiglia proprietaria non importa più nulla del Bari; che non è più disposta a investire nel club biancorosso, non avendo di fatto più alcun interesse a gestire la squadra; che il prezzo lo decidono gli acquirenti e che è disposta a fare uno sconto su 11,5 milioni, ma che - secondo i Matarrese - Rapullino e Montemurro non hanno una lira.

Matarrese Bari2

“Non si possono fare le nozze con i fichi secchi”, ha dichiarato il patron Antonio Matarrese. Una brusca chiusura che ha deluso tutti i tifosi biancorossi. Eppure, i tecnici stavano lavorando freneticamente per il buon esito della trattativa.

Una partita finita ai rigori, dunque. A fare da pallone l’A.S. Bari, società che negli ultimi due anni ha dovuto affrontare un susseguirsi di problemi, dovuti al calcio scommesse, al mancato pagamento, degli stipendi e dei contributi, ai debiti con l’erario e con il Comune di Bari.

Tra mille rinvii e difficoltà, tra accelerazioni improvvise e brusche frenate, questa volta sembrava che la strada fosse finalmente in discesa. Sembrava a tutti che “il Bari fosse in vendita” e che qualcuno lo volesse finalmente comprare, dopo 11 anni di trattative sempre annunciate e sempre fallite. E invece, come un fulmine a ciel sereno, ancora una rottura. Con Montemurro e Rapullino che hanno chiesto “sin da subito ai propri tecnici di terminare la collaborazione con i tecnici del Gruppo Matarrese, essendo evidente l’inutilità dello sforzo sino ad oggi profuso, di fronte alla volontà dichiarata, ma non dimostrata, di voler effettivamente vendere”. 

Montemurro Rapullino

Tutto finito, dunque. Cosa, di certo, che non farà piacere ai molti tifosi quasi abituati all’idea del tanto auspicato cambio societario, e che ogni week-end rinunciavano a tutto pur di seguire minuto per minuto “il sabato della trattativa”.

Il sogno di un “Presidente tifoso” termina a suon di minacce in tribunale, anche se tra parti - a detta di Antonio Matarrese - che erano diventati “quasi amici”. Di fronte all’orgoglio e alle resistenze a vendere, da parte dei Matarrese, la pazienza e la tenacia di Montemurro non erano mai venute meno. Fino a qualche sabato fa, quando la famiglia proprietaria aveva posto un ultimatum alla cordata, chiedendo delle garanzie certe sui pagamenti.

“Non resterà deluso nessuno”, ha detto Paolo Montemurro riferendosi alla conferenza stampa indetta per giovedì 25 luglio, dove toccherà a lui e a Luigi Rapullino, suo socio in affari, spiegare le ragioni del fallimento della trattativa. Potrebbe essere l’occasione per rispondere alle accuse dei Matarrese e dimostrare la buona fede di fronte alla platea critica dei tifosi che, “rassegnati”, ascolteranno tutto da casa.

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