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palazzo di giustizia bariBari – Il guardasigilli era stato irremovibile: "Avverto il dovere istituzionale di rappresentarvi l'oggettiva impossibilità di fermare, oggi, la riforma", aveva spiegato davanti al Senato a due giorni dall’avvio della rivoluzione della geografia giudiziaria italiana. Dalla Puglia, però, rilanciano con il sì all’ipotesi di referendum abrogativo per la legge che sopprime Tribunali minori e sedi distaccate.  E chiamano le altre Regioni al gioco di squadra.
 
 
Quarantanove i voti necessari, per far passare nell’Aula di Via Capruzzi la proposta, dopo lo stop della vigilia in Commissione: “Chiediamo di congelare l’esecuzione del provvedimento e di verificare le ricadute, soprattutto sui cittadini; di valutare sede per sede”, ha precisato il presidente, Onofrio Introna, seguendo a ruota i colleghi di Abruzzo, Calabria e Campania che hanno già deliberato nella direzione della richiesta di sospensione temporanea. Tempo fino a fine mese, infatti, perchè almeno cinque Assemblee regionali adottino uguale decisione per promuovere il pronunciamento degli elettori, come previsto dalla Costituzione. Oltre alle amministrazioni già citate, anche la Basilicata sembrerebbe vicina al disco verde ma guai a parlare di barricate: “Non è un no cocciuto alla riforma, siamo pronti a dire sì, purchè la ridistribuzione delle sedi sul territorio risulti meditata, organica e basata sulla valutazione di un quadro costi benefici che non contrasti col funzionamento della giustizia”, precisa Introna, i cui vice Maniglio e Marmo, saranno i membri del Tacco scelti come delegati.
 
 
La moral suasion istituzionale, peraltro, dovrebbe placare il fuoco di fila delle singole realtà locali pronte da tempo a salire sugli scudi: da San Severo, Bitonto, Palo, Giovinazzo, Monopoli, Putignano, Ginosa, Canosa e Manduria avevano scelto la strada del ricorso al Tar; a Barletta le lettere al Ministero inviate dal primo cittadino non hanno dissuaso l’ex competitor Alfarano dal tentare l’affondo, definendo la vicenda “prima sconfitta politica” dell’ex portavoce del Quirinale: “Ci avevano raccontato del romano Cascella quale salvatore della patria, grande amico di politici nazionali ed internazionali e che alzando il telefono sarebbe stato in grado di smuovere mari e monti. Evidentemente, città vicine come Andria e Molfetta, i cui tribunali sono rimasti aperti con la formula della proroga, detengono un peso politico maggiore rispetto al sopravvalutato Cascella”. E non è andata meglio in Capitanata, dove sono servite le forze dell’ordine per consentire il trasferimento dei fascicoli dalla sede federiciana di Lucera a quella foggiana: a rimarcare “contraddizioni e discrasie di una legge che sta spiegando effetti deleteri sull’economia del territorio, sulla sicurezza dello stesso, che rimarrebbe sguarnito di necessari presidi di legalità, sugli operatori di giustizia e sulla collettività”, è stato il pidiellino Gatta, originario di Manfredonia.
 
 
Avvicendamento, intanto, tra i banchi dell’opposizione. Il centrista Marcello Rollo, subentrato al senatore brindisino Pietro Iurlaro e già presidente del locale Consorzio per l’area di sviluppo industriale, non potrà permanere ulteriormente nella condizione di "controllato e controllore" dal momento che l’ente è soggetto a vigilanza. Rimandata la decisione all’esame dell’Aula anche da parte dell’avvocatura regionale, a poco è valsa la resistenza dell’Udc: al suo posto arriva il fasanese Antonio Scianaro, restituendo lo slot agli azzurri.
 
(a.bucci1@libero.it)
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