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UE.Coop Puglia, Lecce e Foggia principali poli attrattivi migranti

Gli stranieri residenti in Puglia rappresentano il 5% sul totale della popolazione residente totale e il lavoro è la leva principale dell’integrazione con molteplici attività di pubblica utilità ritenute necessarie per compensare l’aiuto ricevuto con il vitto e alloggio nell’accoglienza, secondo quanto emerso dall’indagine Ue.Coop/Ixe’ presentata all’assemblea elettiva nazionale dell’Unione Europea delle Cooperative “Un’altra cooperazione” per la tavola rotonda sul tema “Immigrazione e lavoro”.

UeCoop

“Sono 134mila gli stranieri residenti in Puglia, con una equa ripartizione tra uomini e donne. Le province di Bari e Foggia rappresentano i principali poli attrattivi per gli stranieri regolarmente residenti. Lecce, nel dettaglio, secondo i dati, è la provincia più ambita dalla nuova migrazione, seguita da Foggia, mentre meno incidente è la presenza di migranti nelle province di Taranto e Brindisi”, ha commentano il Presidente di UE.COOP Puglia, Giuseppe De Filippo, a margine dell’Assemblea Nazionale a Roma, al Palazzo Rospigliosi sede della Coldiretti, che ha proclamato nuovo Presidente di UE.COOP, Gherardo Colombo, ex giudice della Corte di Cassazione, storico componente del pool di Mani Pulite e magistrato protagonista di importanti inchieste della storia repubblicana, dalla P2 all’omicidio Ambrosoli. Guiderà Ue.Coop – Unione Europea delle Cooperative, centrale cooperativa nata per segnare una forte discontinuità rispetto al vecchio mondo della cooperazione. L’elezione è avvenuta all’unanimità da parte dei delegati delle 4.000 cooperative associate che operano in tutte le categorie, con oltre 600 mila soci, dislocate in tutte le Regioni del Paese.  

“I prodotti dell’agricoltura passano nelle mani dei lavoratori stranieri regolarmente impiegati - ha aggiunto De Filippo - che rappresentano circa il 25 per cento del numero complessivo di giornate di occupazione del settore e rappresentano, quindi, una componente indispensabile per garantire i primati del Made in Italy alimentare nel mondo. Con 340mila stranieri assunti regolarmente in agricoltura interi distretti produttivi di eccellenza del Made in Italy possono sopravvivere solo grazie al lavoro degli immigrati”.

UE Coop2

Intanto, secondo i dati dell’indagine Ue.Coop/Ixè, 8 italiani su 10 (79%) chiedono di far lavorare gratuitamente in attività di pubblica utilità gli immigrati in cambio dell'accoglienza, anche se per un periodo limitato. Il fattore determinate nello scatenare l’ostilità degli italiani nei confronti degli immigrati è proprio il fatto di essere assistiti senza lavorare che - sottolinea Ue.Coop -  infastidisce ben il 30% dei cittadini prima della paura per la delinquenza (29%), mentre non si riscontrano discriminazioni razziali con solo il 4% che dice di essere preoccupato perché sono diversi e ben il 26% che non si ritiene per nulla disturbato dalla loro presenza.

Il lavoro è la leva principale dell’integrazione con molteplici attività di pubblica utilità ritenute necessarie per compensare l’aiuto ricevuto con il vitto e alloggio nell’accoglienza. Nell’ordine, a giudizio degli italiani, potrebbe essere utile impiegare il lavoro degli immigrati accolti nella cura del verde pubblico (57%), la pulizia delle strade (54%), l’agricoltura (36%), la tutela del patrimonio pubblico (30%), la cura degli anziani (23%), secondo l’indagine Ue.Coop/Ixe’.

Analogamente, due terzi dei cittadini vedono con favore l’ipotesi di tirocini gratuiti, predefiniti nel tempo, in aziende private nell’ottica di ‘imparare un mestiere’. Più di 1 italiano su 2 sarebbe inoltre favorevole a coinvolgere gli immigrati nel recupero dei piccoli borghi abbandonati e per combattere lo spopolamento dei territori.

(gelormini@affaritaliani.it)

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