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PugliaItalia
Un pensiero per la città

Una città senza conflitti sociali positivi è una città morente, il cui cuore non batte più: è un luogo terrificante e deserto, ossificato, inerte. Una città dove i conflitti sono privi di mediazione e governo è una città rischiosa, paludosa, un deserto di spine.

Questa premessa vale perché l’imminente campagna elettorale barese dovrà porre al centro del proprio farsi, del proprio essere, una rivoluzione dialettica che evidenzi non soltanto temi, ma pezzi della società che dentro alcuni argomenti vivono, lavorano, soffrono e gioiscono.

Siamo nel pieno di uno scivolamento irrazionale – la crisi! - verso le più bieche manifestazioni del malessere, ma siamo anche nel pieno di una costruzione di retoriche che funge da maschera irriverente o bieco paravento. Io sono convinto che questa campagna elettorale debba essere condotta con un’attrezzatura adeguata a garantire un ricambio nei metodi di selezione, un innalzamento delle competenze medie delle future squadre di governo ed il matrimonio comune ed autorevole con il mondo globalizzato che ci sovrasta e non ci include perché siamo un Sud.

Non basta intercettare il malessere dei giovani, dei disoccupati, delle donne, degli anziani, se non c’è un’intelligenza socio-politica capace di fare sintesi in un programma decisivo e lungo, tanto lungo: perché Bari non uscirà dalla crisi dall’oggi al domani, e i conflitti, per dirla con la Camusso, devono essere riabilitati nella loro funzione progressiva, non securitaria e/o autoritaria.

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Per farlo, ogni coalizione dovrà dotarsi di un programma, di figure alte, di garanti, di pensatoi e di cercatori di prospettive, come fossimo all’inizio di una nuova era metropolitana. Sarebbe bello, allora, condividere un’idea ampia e ben pensata di Città dolce e colta, di città solidale e materna, di città egualitaria ed autorevole, prima di mettere in moto le bocche oracolanti delle candidature.

Sarebbe bello costruire un percorso civico larghissimo, che prefiguri la rappresentanza ed il governo che saranno, affratellandoci nella ricerca di un benessere che dalle infrastrutture – i trasporti – alle culture – portate dalle persone – faccia diventare Bari una città del sole e diradi le nebbie del malaffare e della violenza.

Il mio è soltanto un augurio e un impegno, e come tale va preso. Liberandoci dagl’indugi e dalle reciproche diffidenze, si potrà giungere ad affrontare una competizione pacifica tra i diversi schieramenti, una battaglia che sieda come una bambina sul grembo della grande madre della civiltà urbana.

In definitiva, se questo avverrà, tutta Bari ne trarrà giovamento e nutrimento, e saprà finalmente oltrepassare il confine che la separa da città più inclusive e qualificate, meno spezzettate. Il segreto è andar dove il malessere può trovar rimedio momentaneo tra le braccia concupiscenti delle mafie locali, e lì riprovare a dar senso a noi stessi in un vivere insieme: lì rinascere come democrazia cittadina.

Questo il mio pensiero e il mio augurio per la città che fa politica.

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