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“Il Sud ha bisogno di cultura e di saperi, di istruzione e di formazione. Le scuole e le Università rappresentano la linfa vitale per un territorio, costituiscono un patrimonio intoccabile e inviolabile. Desertificare culturalmente il Sud non ha alcun senso. Il problema semmai è altrove e sta nella capacità dello Stato di garantire il diritto allo studio che oggi sta diventando un vero e proprio optional”.

Lo ha detto il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a proposito delle dichiarazioni del governatore dell’Abruzzo Giovanni Chiodi sulla chiusura delle Università di Bari, Messina e Urbino.

“La polemica del Presidente Chiodi - ha continuato Vendola - mi è parsa davvero pretestuosa, anche perché potrei facilmente ricordargli la classifica delle Università italiane del Sole24ore che mentre regala al Politecnico di Bari un 26esimo posto, relega al 55esimo posto l’Università di Teramo e al 58esimo posto quella di Chieti Pescara".

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"Ma il problema non sta evidentemente in una classifica tra le buone e le cattive Università, tra quelle belle e quelle brutte. Questa è una idea completamente sbagliata della valutazione. I parametri utilizzati per valutare l’efficienza e la qualità di una Università sono parametri valutativi che servono a migliorare l’offerta e non a sopprimerla. Tra l’altro non dimentichiamo che oggi l’Italia è fanalino di coda in Europa per numero di laureati e quindi il problema semmai è quello di incentivare ancora di più l’alta formazione e non di chiudere le Università”.

Per Vendola comunque la questione fondamentale resta il diritto allo studio.

“La Regione Puglia ha investito per il diritto allo studio nel 2013 - ha aggiunto Vendola – circa 12 milioni di euro riuscendo a riempire tutti i vuoti creati da una politica nazionale molto distratta. Basti pensare che, da un lato il governo Monti ha stanziato per il diritto allo studio 102 milioni per il 2013 e appena 12 milioni per il 2014 e dall’altro con il decreto del Fare del governo Letta c’è stato un tentativo di introdurre, in sostituzione delle politiche nazionali e regionali per il diritto allo studio, una iniziativa tesa ad incentivare, con apposite borse di studio, gli studenti meritevoli che decidano di andare a studiare fuori dalla propria regione. Se ciò accadesse – ha concluso Vendola - sarebbe l’anticamera di una vera e propria emigrazione culturale verso le Università del Nord e noi non lo permetteremo”.

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