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Vaccari, Cinema e Musica 'Da Batman a Birdman'

"Birdman"del regista messicano Alejandro Gonzalez Inarritu trionfa nella Notte degli Oscar 2015. Il film ha ottenuto quattro statuette tra cui miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e miglior fotografia.

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C’è un uomo che si aggira nervosamente per i corridoi asfittici e sporchi di un Teatro di Broadway. I suoi passi sono scanditi da un rullare di batteria impietoso. E’ un attore, avanti con gli anni, alla sua prima esperienza teatrale.

I suoi astratti furori sono intrisi di paura per aver forse troppo osato: debuttare come regista, attore e produttore a New York con uno spettacolo tratto dal libro “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver, l’ultimo Re incontrastato dell’Arte americana del racconto breve.

L’attore, Riggan Thompson, ha il volto di Michael Keaton, invecchiato, devastato dal tempo e dall’infelicità.

birdman still 3
 

Questo è il primo “highlight” di “Birdman o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza” film supercandidato a nove Oscar del regista messicano Alejandro Gonzales Inarritu.

Lo abbiamo visto pochi giorni al cinema Galleria di Bari. Una sala abbastanza piena di gente per un film sorprendente, destabilizzante, diverso dai precedenti lavori dello stesso autore.

Inarritu aveva diretto due film molto particolari come “21 Grammi” 2003 e “Babel” 2006 che, insieme ad “Amores Perros” 2000, costituivano la cosiddetta Trilogia della Morte. Forse potremmo dire Trilogia della scrittura cinematografica, vista la forza creativa dello sceneggiatore Guillermo Arriaga.

Stessa struttura, stessi sviluppi, stessi esiti. Una serie di situazioni umane e di storie, all’apparenza distanti fra loro, ma connesse in modo fatale da eventi logici o casuali, non sempre spiegabili con criteri razionali.

Un diabolico mosaico come metafora dei fili invisibili ma inestricabili, che legano tutti gli uomini: poveri, ricchi, innocenti, colpevoli, sani e malati.

Birdman InarrituKeaton
 

Dove il Fato o il Caso si divertono a complicare ancora di più la trama dei nodi, proponendo scioglimenti o tagli gordiani feroci e spesso non giusti. Questo era il cinema di Inarritu e Arriaga.

Come già detto Birdman è un film totalmente diverso.

Non c’è più lo sceneggiatore, fuggito sbattendo la porta alla vigilia della presentazione a Cannes di Babel, non c’è più il complicato caleidoscopio delle storie destinate ad incontrarsi e ad appartenersi e non c’è più l’occhio lontano di Inarritu, sempre freddo nei confronti dei suoi personaggi.

Il nuovo sguardo del regista è una cinepresa attaccata alla nuca del protagonista, quasi a volerne succhiare vampirescamente tutta la verità umana possibile e i nuovi occhi sono quelli di Michael Keaton nella sua più grande interpretazione.

Birdman Oscar

Da Btman a Birdman

Una lunghissima corsa che ha portato l’attore di Pittsburgh dai primi film di Tim Burton sul Supereroe più amato, ai panni di Riggan Thompson, mediocre attore di cinema, un tempo noto per aver prestato volto e corpo ad un Supereroe di fumetti di terza serie a noi ignoto: Birdman, appunto.

birdman inarritu
 

Lo spettatore trova Riggan in un lercio camerino, circondato dai manifesti  dei suoi film passati, alle prese con uno spettacolo teatrale difficile, con compagni di lavoro poco sopportabili, con una figlia tossica e infelice, una bravissima Emma Stone e con una depressione maniacale ossessiva.

Inarritu sfiora con classe la consueta ostile dicotomia fra Cinema e Teatro, Hollywood e Broadway, per concentrarsi, con sequenze secche e lunghe e in perenne movimento sulle ossessioni e sui disagi di Riggan/Keaton.

Il protagonista si sente fuori posto nella vita e nel lavoro. Riggan ignora il mondo a lui circostante, non è in grado di capirlo, proprio come recita il sottotitolo del film.

Non ha gli strumenti mentali per capire i colleghi di teatro, che scambiano quotidianamente la finzione scenica per la realtà, come il Mike di un perfetto Edward Norton, o per comprendere le fasulle ragioni di critici snob, che decidono il destino di uno spettacolo prima di vederlo o ancora, per sopportare i mitragliamenti Facebook e Twitter della folla urlante, che lo sorprende in mutande nella piazza antistante il Teatro.

Una scena incubica e divertente.

Il suo vivere e percepire la vita è oppresso dalla voce scura e rasposa di Birdman, il suo vero immaginario Alter Ego che lo incita ossessivamente a mollare tutto, a tornare a Hollywood, a riabbracciare la gloria.

Lui non è un intellettuale da strapazzo per ottocento disgraziati a sera, lui è stato Birdman, l’idolo di milioni di persone, lui deve accettare il suo destino, non può permettersi il lusso di contrastarlo.

birdman
 

Le memorabili sequenze della passeggiata di Riggan con alle spalle l’Uomo uccello, del suo volo su Broadway e dei suoi veri o immaginari superpoteri cinetici, sciolgono infine i nostri interrogativi su quali fossero le reali intenzioni estetiche di Inarritu.

Due semplici parole: Realismo Magico. Come quello con cui è costruito il romanzo capolavoro del Cult Writer Jonathan Lethem “La Fortezza della Solitudine”. Anche lì c’è un Supereroe a riprova che l’Arte contemporanea americana è costruita anche su queste proiezioni costanti dell’immaginario.

Riggan non fuggirà da uno spettacolo condannato a priori.

Anzi troverà l’insperato trionfo mediante il solo modo a lui concesso: riportare l’Arte e il Teatro dall’evocazione artificiosa di ciò che non c’è, alla realtà  cruda e corporea.

Quando il suo sangue materiale si spargerà sul palcoscenico  e addosso alle prime file di spettatori,allora tutti si inchineranno a Riggan l’innovatore, il regista e attore che ha restituito alla Scena il compito di mostrare la vita reale. Lacrime e sangue.

Riggan si sparerà in scena.

La morte del protagonista? Niente affatto.

Da una camera di ospedale dove sarà ricoverato per la ricostruzione del suo naso distrutto dalla pallottola, spiccherà il volo verso l’ignoto. Non più Riggan, ma ormai Birdman per sempre.

Solo la giovane figlia potrà vedere il fantastico volo del Padre e sorriderne, felice. Una bellissima e contraddittoria metafora della vita  e dell’Arte.

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