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Dopo l'esposto presentato dai pm baresi, Francesco Bretone e Desirè Digeronimo, al Csm sulla presunta amicizia tra la sorella (Patrizia) del presidnete della Regione Puglia, Nichi Vendola, e il gup Susanna De Felice, lo stesso che aveva emesso la sentenza di assoluzione - per Vendola e Lea Cosentino - dall'accusa di concorso in abuso d'ufficio per la nomina di un primario - il caso si riapre.

Il procuratore aggiunto di Bari Lino Giorgio Bruno ha impugnato la sentenza. E le reazioni non tarderanno a farsi sentire nuovamente. "Ciò che è certo è che chi non è riuscito ad ottenere la mia condanna in un processo regolare, sta cercando di costruire un processo mediatico. È questa non è giustizia", aveva tuonato il governatore appena venuto a conoscenza dell'esposto.

La procura di Lecce, competente ad indagare in tal caso, col suo procuratore capo, Cataldo Motta, aveva chiesto l'archiviazione per Susanna De Felice, il cui nome era stato iscritto nel registro degli indagati dopo la lettera dei due magistrati inquirenti, sulla presunta conoscenza tra il gip e la sorella del governatore. Per il procuratore capo di Lecce, più che di conoscenza o amicizia si trattava - invece - di "frequentazione occasionale". E cioè non di un rapporto che avrebbe mai potuto compromettere la serenità di giudizio della De Felice.

Mettendo, inoltre in evidenza, che la stessa De Felice aveva segnalato la circostanza al capo dell'ufficio Antonio Diella, dal quale era arrivato il via libera. Da qui la decisione di presentare una richiesta di archiviazione per il reato di abuso d'ufficio, inizialmente contestato al gip.

Ma adesso la storia continua...

 

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