A- A+
PugliaItalia
viesti collageBari – Il Sud? “Spreca e rallenta lo sviluppo del Paese, inghiottendo senza farle fruttare un fiume di risorse pubbliche”. Oltre ad essere un fortunato cavallo di battaglia per alcuni, da ritirare opportunamente fuori in campagna elettorale, rischia di diventare per molti un luogo comune inveterato, al pari dell’inesistenza delle mezze stagioni o della variante “Pippo Baudo è sempre un gran professionista”. In realtà, a ben vedere, più di un postulato sul quale poggia l’assioma meriterebbe di essere rivisto e si scoprirebbe che i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo sono venuti esclusivamente dalla cancellazione degli stanziamenti previsti per il Mezzogiorno oppure che il gettito fiscale raccolto in Veneto copre una percentuale del reddito regionale minore rispetto a Puglia e Campania, pur essendo il reddito pro capite quasi il doppio. Solo giustificazioni? Ne abbiamo parlato con l’economista Gianfranco Viesti, ex presidente della Fiera del Levante ed editorialista del “Mattino”, che ha affrontato il tema in una traversata letteraria per Laterza. E sulle novità dell’ente della Caravella preferisce non commentare. 
 
Allora professore, quello del Sud sprecone che “vive sulle spalle dell’Italia che produce” è ormai un mantra: su quali contraddizioni poggia il teorema? Una riedizione ridotta ai minimi termini della più nota questione meridionale?
 
"Non so se valga come riduzione della Questione meridionale ma sicuramente una parte delle difficoltà della gestione territoriale sta nel fatto che sono molto peggiorate le relazioni tra le diverse parti del Paese e che si è diffusa una visione totalmente negativa di quello che succede nel Mezzogiorno, spesso anche superficialmente. Ecco, i due paginoni apparsi su una nota testata qualche giorno fa tutti dedicati a spiegare soltanto gli sprechi del Sud sono un buon esempio di come non si aiuti la discussione ad elevarsi".
 
Proviamo ad allargare lo spettro: in un momento di grandi trasformazioni del quadro internazionale quale dovrebbe essere, dalle politiche economiche alla sanità, la ridefinizione ottimale di poteri e responsabilità tra Europa, nazioni e regioni? E come si smonta il mito del federalismo fiscale?
 
“Con la crisi è cambiato tutto e i problemi fondamentali sono proprio a livello europeo dati i limiti che la stessa Europa impone agli stati membri. A livello interno il tema dei rapporti tra Governo centrale e regioni è rimasto del tutto abbandonato dopo essere stato avviato con la legge 42 del 2009, e siamo rimasti a metà del guado mentre si doveva andare nella direzione di una ordinata ripartizione di compiti tra i due livelli, cercando di tenere insieme le disponibilità economiche con le garanzie dei diritti di cittadinanza. Poi c’è che il dualismo tra l’Unione e Stati membri tocca temi sensibili per ciascuna realtà coinvolta e diventa un problema non tanto di “chi” fa “cosa” ma di “cosa” fare, a prescindere da chi debba poi cimentarsi”.
 
Sergio Rizzo Gian Antonio Stella
 
Sicuramente è anche un problema di sostenibilità del Welfare e di mercato del lavoro, a lungo gravato dai prepensionamenti per gestire le crisi aziendali e che lascia ancora scoperti gruppi importanti di cittadini. Come andrebbe ammodernato il sistema Welfare? E come valuta il duplice dietrofront dell’esecutivo rispetto alla riforma Fornero su lavoro e pensioni ed il “decreto del fare”?
 
“L’operato di questo esecutivo per ora mi sembra poco rilevante su questi temi ma l’intero dibattito si è appiattito sulla necessità di riduzione della spesa dimenticando che con quella poi si devono soddisfare le esigenze dei cittadini e che ad ogni taglio corrisponde un’effettiva riduzione di servizi, spesso essenziali. Il fuoco della discussione invece andrebbe spostato, ad esempio, su quale idea della salute e della sanità abbiamo in mente o su quale modello di sviluppo vogliamo, anche perché, a voler entrare nel merito, la spesa pubblica italiana è inferiore rispetto a quella degli altri Paesi europei”.
 
2137257 bondiDalla macroquestione Ilva alla Natuzzi, passando per la Om di Modugno, quali sono i termini della specificità pugliese su entrambi i fronti e le priorità da adottare? E, a proposito di Ilva, come commenta le ultime esternazioni del Commissario Bondi circa la determinante incidenza di alcool e tabacco sull’escalation di tumori nel capoluogo ionico?
 
“La tesi del commissario Bondi mi sembra veramente fuori luogo nel merito ed è anche rozza nel metodo; chi fa il commissario dovrebbe avere più attenzione a quello che scrive o dice. Per il resto la priorità dovrebbe essere, così come in tutto il Paese quella di rilanciare l’occupazione nel settore privato, il che significa da una parte incentivare una politica industriale adatta a costruire nuovi posti di lavoro e dall’altra lavorare su fattori di contesto che possano supportarla, come la scuola e i trasporti”.
 
Un altro cavallo di battaglia è quello del fiume ipotetico di soldi per il Mezzogiorno disperso in rivoli di sprechi ed enti inutili. Se è per questo la decisione del Governo sul taglio delle province ha fatto in un colpo solo tornare in auge sia le proposte di chi vorrebbe moltiplicare le regioni, sia le reazioni dell’Upi che bollato il provvedimento come “di bandiera”e non prioritario. Siamo sempre al punto di partenza?
 
“L’abolizione delle Province è complessivamente opportuna e i livelli di Governo posso certamente essere semplificati, parlando ad esempio degli enti di Area Vasta. Anche in questo caso però si torna al problema iniziale: quanto pensiamo di risparmiare? I dipendenti andranno ugualmente ricollocati e le funzioni, come la gestione delle strade, redistribuite. Il fatto è che in Italia siamo tutti vittime di Rizzo e Stella, della ricerca sfrenata dello spreco e delle occasioni di risparmio, senza pensare a come effettivamente migliorare il Paese. La spending review è cosa seria ma va fatta con il bisturi e reingegnerizzando tutti i processi, mica tirando fuori dal cilindro di volta in volta il coniglio di chissà quale spreco da tagliare: l’unico modo per poter tagliare le tasse è far tornare a crescere l’economia”.
 
Si è sempre detto: “È anche e soprattutto una questione di classe dirigente”. Nella Puglia della Primavera come valuta tanto il secondo mandato del Governatore Vendola quanto quello del primo cittadino barese Michele Emiliano? 
 
“In entrambi i casi molto peggio del primo: è mancata la politica, sostituita dalla tattica”.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
Iscriviti alla newsletter
Tags:
viestilaterzavendolasudsprecoitaliaemilianopugliasprechiscandalieuroparegionispending review
i blog di affari
LIBRI/ Il Grand Tour di Stefano Veraldi, dermatologo vagabondo
Di Ernesto Vergani
Vaccini obbligatori ai bambini, che cosa fare quando l'ex coniuge si oppone
di Avv. Maria Grazia Persico*
Green Pass, uno strumento di discriminazione e di controllo biopolitico
L'OPINIONE di Diego Fusaro
i più visti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.