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PugliaItalia
alfarano cascellaBari – “Tutta colpa del derby”. Appena dieci giorni e più di qualche nodo da sciogliere prima del gran finale negli undici fronti pugliesi ai supplementari. È il day after delle Amministrative: da una parte il centrodestra pugliese che sbanca, in controtendenza con quello nazionale; dall’altra il dopo partita dei democratici, per nulla concordi sull’analisi del voto nel Tacco dello Stivale. “A vedere il dettaglio dei risultati del Partito, mi chiedo cosa aspettino a dichiarare fallimento...”, invia per direttissima il barese Enrico Fusco all’indirizzo dei dirigenti democrats; “Conquistare il ballottaggio quasi ovunque assume un valore politico straordinario, la sfida è aperta e inizia adesso”, rassicura invece dalla segreteria Loredana Legrottaglie.
 
 
In mezzo, appunto, ci sono le contese ancora aperte. E i veleni. Come a Barletta, dove il centrodestra di Giovanni Alfarano arriva al ballottaggio dopo sedici anni ma non sfonda, staccato di diciassette punti dall’ex portavoce del Colle, Cascella, e con quattro punti in meno di quanti non ne riuscì a portare a casa Mariagrazia Vitobello due anni fa, nella corsa contro Maffei. “Quello che si è visto fuori dai seggi è scandaloso”, attacca il consigliere regionale, “eserciti di rappresentanti di lista che hanno inciso in questa prima fase del confronto almeno per il 10%, erano tra i 40 e i 50 non delegati e non erano i nostri”. Dal centrosinistra, intanto, tirano dritto e si serrano le fila in vista del secondo tempo: l’ex notista politico  dell’Unità, vicino allo scranno più alto di Palazzo di Città, apre anche alle formazioni che non lo hanno sostenuto ma, per ora, i socialisti di Mino Cannito escludono apparentamenti e l’ex assessore Tupputi non si sbilancia, mentre il M5S di Patrizia Corvasce conferma il trend del confronto sui singoli provvedimenti e Michele Rizzi dai social è più che tranchant: “Noi comunisti non ci vendiamo al Pd”.
 
E nei cinque giorni a disposizione per saldare le alleanze dovrà adoperarsi anche Paola Natalicchio a Molfetta, separata da quattordici punti da Ninni Camporeale: “Ci dividono 5000 voti, gli stessi presi in due da Bepi Maralfa e Gianni Porta”, commenta fiduciosa, 3229 dei quali incamerati quasi a sorpresa dall’avvocato Maralfa ma dalle liste avversarie puntano tutto sui consensi ottenuti nella compagine da schierare in Consiglio e sull’accusa di ingovernabilità in caso di elezione della cronista di Pubblico.
 
comunaliVincitori o vinti? Nel partito di Epifani le valutazioni sono discordi. Il primo mea culpa è arrivato dal tarantino, nel quale il Pd ha incassato una sconfitta non indifferente: “Mi piacerebbe che il  Pd ionico fosse oggi in grado di produrre una autoanalisi seria e responsabile a cui dovrebbero seguire auspicabili dimissioni in vista di un congresso che si fa urgente ma non so se questo accadrà, così come nulla è accaduto all’indomani delle politiche”, chiosa la neo consigliera regionale Anna Rita Lemma. Ma per il resto? “Il voto premia lo sforzo civico delle nostre liste e le scelte fatte sui territori”, spiega la responsabile enti locali Legrottaglie, “Il crollo verticale del M5s che in Puglia perde 59.151 preferenze a distanza di pochi mesi dalle elezioni politiche ed il crollo altrettanto evidente della Pdl, passata in zone del nord barese dal 40 al 18%, è la buona base per porre nuove e stabili fondamenta ai progetti politici guidati dai nostri candidati”. E se le si fa notare che in centri come Modugno, Manduria o Bisceglie non si è arrivati nemmeno al secondo turno, parla di divisioni interne e necessità di voltare pagina.
 
Gli azzurri gongolano, anche se non tutti allo stesso modo: “È innegabile che, senza il traino mediatico di Berlusconi, il Pdl ha fatto emergere tutti i limiti di un partito che non ha saputo rinnovarsi. Non basta aggiungere qualche nome giovane e togliere qualche nome scomodo dalle liste”, mettono in guardia i rottamatori Federica de Benedetto e Giorgio Pala, ma tornano ottimisti sulla situazione pugliese: “La base militante continua ad essere compatta e presente nella vita politica regionale. Non è un caso, ma è grazie soprattutto ad una classe dirigente di quarantenni che sa ascoltare la pancia degli elettori”. Sarà solo una questione di età? E come andrà a finire il risiko delle alleanze? Questo era solo il primo tempo.
 
(a.bucci1@libero.it)
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