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PugliaItalia

 

foto AntonioBucciBari – Alla fine, sui vitalizi, è arrivato ufficialmente il dietrofront del Consiglio. Cinquanta i voti necessari per abrogare le sette righe, approvate lo scorso 3 aprile, che emendavano la più nota legge 34 sulle forme previdenziali per i titolari degli scranni di Via Capruzzi: aboliti dal primo gennaio di quest’anno come previsto? Quasi, dal momento che con l’emendamento incriminato si proponeva la possibilità, per i consiglieri in carica, di completare la contribuzione previdenziale della legislatura in corso con un riscatto, comunque a titolo oneroso, a carico degli interessati. Per i nuovi arrivati nell’Aula guidata da Introna sarebbe stato il lasciapassare per ultimare il quinquennio utile a far scattare l’emolumento, per altri un modo per arrotondare qualche decimale; poi però è montata la polemica e la retromarcia è diventata d’obbligo.
 
 
“Il provvedimento valeva quale interpretazione autentica della legge regionale” citata, ha spiegato il Presidente dell’assemblea, ma “dal momento che si è prestato ad una diversa interpretazione, del tutto estranea agli obiettivi che i presentatori si prefiggevano e per confermare la trasparenza dell’operato del Consiglio regionale pugliese, l’Ufficio di Presidenza, d’intesa con i Presidenti dei Gruppi consiliari ha ritenuto di proporre l’immediata abrogazione della norma”. Tutto risolto? Una “deliberazione opportuna e coerente rispetto alla scelta significativa di tagliare i costi così denominati ‘della politica’, tanto da ridurre anche il numero dei Consiglieri da 70 a 50 per la prossima legislatura”, commenta ad Affari la tarantina Anna Rita Lemma, arrivata tra i banchi della maggioranza al posto del neo senatore Michele Pelillo: “Inopportuno fu evidentemente l'emendamento proposto il 3 aprile, poichè non presente allora, non so dire, tuttavia , come sia potuto accadere”, chiosa prudente.
 
 
Non l’unica new entry se si conta che, con gli avvicendamenti degli eletti, a cambiare è il quindici per cento degli inquilini della sala dal ligneo soffitto, pur con qualche incertezza. Michele Monno, già capogruppo democratico in Via Spalato, assume definitivamente l’incarico consigliare dopo il breve cameo in sostituzione di Gerardo Degennaro, così come Tommy Attanasio, eletto tra le fila del centrodestra ma poi passato con la lista Emiliano per la gioia degli ex compagni di partito: come ne uscirà? E se dal fronte ionico Michele Mazzarano torna nel gruppo dem, chiudendo il periodo sabbatico nel Misto a seguito delle indagini della Magistratura, su quello salentino il notaio Antonio Galati ricorda le 4592 preferenze alle ultime regionali che gli sono valse lo slot di Dario Stefàno per la lista del Governatore. Più complessa la staffetta tra il brindisino Pietro Iurlaro e il centrista Marcello Rollo: cambio di casacca a parte, infatti, l’ex azzurro è anche presidente del locale Consorzio per l’area di sviluppo industriale, sul quale la Regione ha funzioni di controllo. Già insediato Leo Caroli, Sel, che ha ereditato la delega in Giunta di Elena Gentile mentre una quota ulteriore di rappresentanza perde il Pdl, lasciando lo scranno (ma non i galloni) di Rocco Palese al foggiano Giuseppe Pica, dal momento che l’ex capogruppo, uscito sconfitto dalla contesa alle urne con il Rivoluzionario Gentile, fu eletto con i resti della coalizione, in maggior parte de “I Pugliesi”. Giri di valzer nell’emiciclo, quindi, e più di un nodo da sciogliere. Ancora per qualche giorno.
 
(a.bucci1@libero.it)
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