Nel momento più complesso dell’agricoltura salentina e pugliese, alle prese con l’attacco del batterio patpgeno da quarantena, Xylella fastidiosa, arriva dalla Tunisia – tra i maggiori Paesi produttori, insieme a Spagna e Grecia, di olio extravergine d’oliva – la conferma che la costanza delle cosiddette “buone pratiche agricole” è la premessa basilare ad ogni strategia di contrasto all’espandersi del flagello.
Una pratica quotidiana che in Tunisia è prassi quotidiana e lo stato di salute dei suoi oliveti in generale e della tenuta di ogni singola pianta ne sono la testimonianza più evidente. Qui aratura dei terreni e potatura degli ulivi è un’abitudine di antico lignaggio, insieme a una distanza più larga mantenuta tra una pianta e l’altra, per dal modo alle radici di ramificarsi meglio, e al reticolo di “bordature” del terreno – che forma attorno a gruppi di piante una sorta di vasca naturale – per il trattenimento delle acque. Un modo come un altro di “fare di necessità virtù”.
Le foto sono state scattate nelle campagne tra Tunis e Sousse, lungo la strada nazionale che va verso Sfax, il 22 aprile 2015.
(gelormini@affaritaliani.it)

