Roma cattolica vive una giornata straordinaria. Nella basilica di San Pietro si è aperto il Concilio Vaticano II, l’assemblea destinata a rivoluzionare il rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo. Migliaia di fedeli affollano la città. Ma lo spettacolo più suggestivo deve ancora arrivare.
Una Luna sopra San Pietro
È sera quando una grande fiaccolata riempie piazza San Pietro. Le luci tremolanti disegnano uno scenario quasi irreale. I fedeli invocano il Papa, che alla fine si affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico. Angelo Roncalli, il pontefice che tutti chiamano il Papa buono, osserva la folla e alza gli occhi al cielo. Anche la Luna sembra voler partecipare alla festa. La cita con una spontaneità sorprendente, trasformando quella che avrebbe potuto essere una solenne benedizione in una conversazione familiare.
E poi arriva il passaggio destinato a rimanere nella memoria collettiva. Non parla soltanto ai presenti, ma alle loro famiglie, ai bambini che li aspettano a casa, a chi soffre e ha bisogno di una parola gentile.
La carezza che attraversò il mondo
«Tornando a casa, troverete i bambini», dice Giovanni XXIII. Poi invita i fedeli a portare loro una carezza da parte sua. Un gesto semplicissimo, capace di abbattere in pochi istanti secoli di distanza cerimoniale tra il pontefice e la gente comune. Niente proclami, nessuna dimostrazione di autorità. Soltanto un anziano Papa, una piazza romana illuminata e un messaggio universale di tenerezza.
Quelle parole passeranno alla storia come il Discorso della Luna, che continua a conservare ancora oggi una forza sorprendente. Perché quella sera, a Roma, Giovanni XXIII riuscì in qualcosa che non sempre riesce neppure ai grandi della storia: farsi ascoltare senza alzare la voce.


