Per molti romani è semplicemente “il Gazometro”. Per architetti, fotografi e registi è uno dei simboli più affascinanti della Capitale. Eppure pochi sanno che la sua storia comincia ufficialmente il 13 luglio 1937, quando entra in funzione il grande gasometro dell’Ostiense, destinato a diventare una delle opere più imponenti dell’archeologia industriale italiana. Con i suoi quasi 90 metri di altezza e una capacità di 200 mila metri cubi, all’epoca era uno dei più grandi impianti d’Europa. Costruito dalla Società del Gas, aveva una funzione essenziale: immagazzinare il gas prodotto dal carbone, utilizzato per alimentare l’illuminazione pubblica, le cucine e il riscaldamento delle abitazioni romane, in un’epoca in cui il metano non aveva ancora sostituito il cosiddetto “gas di città”.
Da macchina industriale a icona della Capitale
Per decenni il Gazometro è stato il cuore energetico della Roma operaia. Attorno alla sua gigantesca struttura metallica è cresciuto il quartiere Ostiense, tra centrali elettriche, stabilimenti, magazzini ferroviari e il porto fluviale sul Tevere. Una Roma ben diversa da quella dei monumenti imperiali, ma altrettanto fondamentale per comprendere lo sviluppo della città nel Novecento.
Quando la tecnologia cambiò e l’impianto cessò progressivamente la sua funzione originaria, molti pensarono che sarebbe stato demolito. Accadde invece il contrario: quella monumentale gabbia d’acciaio divenne un elemento identitario del paesaggio urbano, trasformandosi in un punto di riferimento per artisti, fotografi e cineasti.
Il gigante che il cinema ha reso immortale
Negli ultimi decenni il Gazometro è diventato uno dei set più ricercati del cinema italiano e internazionale. È comparso in film, fiction, videoclip e campagne pubblicitarie, diventando il simbolo di una Roma contemporanea.

