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15 luglio 1941 – Addio al “ponte de fero”, uno dei simboli della città. Il regime lo fece sostituire

15 luglio 1941 – Addio al “ponte de fero”, uno dei simboli della città. Il regime lo fece sostituire

Per i romani non era il Ponte dei Fiorentini. Era semplicemente “er Ponte de fero”, pronunciato con quell’accento che trasformava un’opera d’ingegneria in un pezzo di famiglia. E quando il 15 luglio 1941 iniziarono i lavori di demolizione, molti ebbero la sensazione che Roma stesse perdendo qualcosa di molto più importante di un semplice attraversamento sul Tevere.

Bisognava pagare un pedaggio per attraversarlo

Quel ponte, inaugurato nel 1863, collegava via Giulia con il rione Prati. Era nato come struttura a pedaggio, tanto che per attraversarlo bisognava pagare pochi centesimi. Una tassa che i romani mal sopportavano, ma che non impedì al ponte di entrare rapidamente nell’immaginario cittadino.

La sua struttura metallica, insolita per la Roma monumentale fatta di travertino e mattoni, gli regalò il soprannome destinato a renderlo immortale. “Er Ponte de fero” diventò un punto d’incontro, un luogo di passeggio, un osservatorio privilegiato sul Tevere e sulla cupola di San Pietro. Migliaia di fotografie d’epoca lo ritraggono affollato di carrozze, biciclette, tram, soldati in licenza e innamorati che si fermavano ad ammirare il tramonto sul fiume.

Il regime decise di sostituirlo

Negli anni Trenta, però, il ponte iniziò a mostrare tutti i limiti di una struttura concepita per una città molto diversa. Roma cresceva, il traffico aumentava e serviva un collegamento più ampio e moderno. Così il regime fascista decise di sostituirlo con il nuovo Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta, inaugurato nel 1942. La scelta era probabilmente inevitabile sotto il profilo urbanistico, ma non cancellò il rimpianto. Ancora per molti anni i romani continuarono a indicare quel punto del Tevere ricordando il vecchio ponte di ferro, come si fa con una casa d’infanzia ormai scomparsa.