Il giorno dopo l’elezione del Papa polacco, la Capitale saluta il terzo presidente della Repubblica. Aveva 91 anni e aveva accompagnato l’Italia dal dopoguerra al boom economico, inaugurando anche le Olimpiadi di Roma.
La città ha ancora gli occhi puntati su San Pietro. Soltanto ventiquattr’ore prima, un cardinale polacco dal nome quasi impronunciabile, Karol Wojtyła, è diventato Giovanni Paolo II, sorprendendo il mondo. Ma mentre Roma celebra il nuovo Pontefice, un’altra pagina della storia italiana si chiude nel silenzio.
Alle sei del mattino muore Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica, protagonista di una stagione nella quale l’Italia aveva smesso di ricostruire le proprie macerie per cominciare a inseguire il benessere. La notizia viene diffusa alle 7.30. Gronchi si spegne nella sua abitazione romana di via Carlo Fea, nel quartiere Nomentano. Ha 91 anni. Nel pomeriggio il presidente Sandro Pertini raggiunge la casa per rendere omaggio al predecessore.
Il presidente che vide Roma diventare olimpica
Nato a Pontedera nel 1887, cattolico sociale, antifascista e fondatore del Partito Popolare, Gronchi arriva al Quirinale nel 1955. È un presidente interventista, convinto che il capo dello Stato non debba limitarsi a inaugurare monumenti e tagliare nastri. Il suo settennato attraversa gli anni del miracolo economico, quelli della Seicento, della televisione che entra nei salotti e degli italiani che scoprono le vacanze.
Il momento più spettacolare arriva il 25 agosto 1960, quando Gronchi inaugura allo Stadio Olimpico i Giochi di Roma. La Capitale si mostra al mondo con il volto moderno di una città capace di trasformare la propria storia in futuro.
L’ultimo saluto tra Quirinale e Santa Maria degli Angeli
Il 18 ottobre la salma viene trasferita a Palazzo Madama, dove viene allestita la camera ardente. Il 19 ottobre i funerali nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, a piazza della Repubblica, alla presenza di Pertini. Poi il ritorno nella natia Pontedera.
Gronchi lascia un’eredità politica discussa, segnata anche dalla controversa esperienza del governo Tambroni, ma soprattutto il ricordo di una presidenza che cercò di ampliare il ruolo del Quirinale. Quel 17 ottobre 1978 Roma assiste così a uno straordinario passaggio di epoche: mentre in Vaticano comincia il lungo pontificato di Giovanni Paolo II, al Quirinale si ricorda l’uomo che aveva accompagnato l’Italia verso la modernità.
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