Dalla musica a Miss Italia, fino al cinema degli anni Cinquanta. Silvana Pampanini fu una delle prime grandi dive del dopoguerra, simbolo di una bellezza italiana che conquistò anche l’estero senza mai recidere il legame con Roma
Il 26 settembre 1925 nasceva a Roma Silvana Pampanini, destinata a diventare uno dei volti più popolari del cinema italiano degli anni Cinquanta. Centouno anni dopo, il suo nome conserva il profumo di un’Italia che usciva dalla guerra e aveva disperatamente voglia di sorridere, sognare e innamorarsi.
Dal canto a Miss Italia
Pampanini, figlia di una famiglia veneta trasferita nella Capitale, non aveva inizialmente immaginato per sé una carriera cinematografica. Studiò canto, pianoforte e danza e pensava soprattutto alla musica. Nel 1946 partecipò però a Miss Italia, imponendosi all’attenzione del pubblico anche senza conquistare formalmente il titolo. Da quel momento il cinema si accorse di lei.
Bruna, esplosiva, ironica, diventò rapidamente una delle protagoniste di quella stagione in cui Cinecittà cominciava a costruire le proprie stelle. Lavorò accanto a Totò in 47 morto che parla, fu protagonista di Bellezze in bicicletta, La presidentessa, Processo alla città e Un marito per Anna Zaccheo. Treccani la descrive come una delle figure simbolo della nuova femminilità cinematografica del dopoguerra.
Una diva che non voleva sentirsi diva
Il successo superò presto i confini italiani. Arrivarono anche proposte dall’estero e da Hollywood, che Pampanini preferì non inseguire. Eppure lei stessa, molti anni dopo, avrebbe ridimensionato l’etichetta che l’aveva accompagnata per tutta la vita: non si considerava una diva, ma semplicemente una donna che aveva studiato e lavorato con passione. Roma rimase il suo punto fermo. Qui era nata e qui morì a novant’anni. In mezzo, una vita da copertina e una carriera capace di attraversare cinema, televisione e costume italiano.


