Il 5 agosto 2020 l’Italia apprendeva della morte di Sergio Zavoli, scomparso a Roma a 96 anni. Era nato a Ravenna il 21 settembre 1923 e cresciuto a Rimini, ma nella Capitale aveva costruito gran parte della sua storia professionale e civile: prima negli studi della Rai, poi nelle istituzioni, fino all’ingresso in Senato.
Dalla radio alla televisione
Zavoli era entrato in Rai nel 1947 come giornalista radiofonico. Insieme a Cesare Zavattini contribuì alla nascita del cosiddetto “documentario all’italiana”, nel quale le storie venivano raccolte nei luoghi reali, conservandone rumori, voci e atmosfere invece di ricostruirle artificialmente in studio.
Quando approdò alla televisione portò con sé quella stessa attenzione per le persone. Non cercava soltanto il personaggio famoso o il vincitore. Nel Processo alla tappa, nato intorno al Giro d’Italia, raccontava soprattutto i gregari, le fatiche, le sconfitte e l’Italia minore incontrata lungo le strade. Seguirono programmi come TV7, AZ, Controcampo e Nascita di una dittatura. Fu condirettore del Telegiornale, direttore del Gr1 e, dal 1980 al 1986, presidente della Rai.
La notte più lunga della Repubblica
Il suo capolavoro rimane La notte della Repubblica, monumentale inchiesta televisiva sul terrorismo, sulla strategia della tensione e sugli anni di piombo. Il programma cominciò il 12 dicembre 1989, nel ventesimo anniversario della strage di Piazza Fontana, e mise davanti alla telecamera terroristi, magistrati, investigatori, sopravvissuti e familiari delle vittime.
Zavoli interrogava senza aggredire. La voce era profonda, il ritmo lento, le domande educate ma implacabili. Non cercava la frase da rilanciare il giorno dopo: cercava di capire come un’intera generazione fosse precipitata nella violenza politica. In quelle trasmissioni Roma non era soltanto il luogo fisico della Rai, ma il centro dal quale il Paese provava a fare i conti con le proprie ferite.
Un’altra idea di servizio pubblico
Zavoli apparteneva a una televisione che considerava il pubblico non un cliente da trattenere, ma un cittadino al quale offrire strumenti per comprendere. Detestava l’informazione gridata, enfatica e compiaciuta. Prima di parlare studiava, ascoltava e lasciava spazio alle risposte. Fu anche scrittore, poeta, direttore del Mattino di Napoli e senatore per tre legislature. Nel 2009 divenne presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, tornando così a occuparsi dell’istituzione alla quale aveva dedicato gran parte della vita.
I funerali furono celebrati a Roma, nella chiesa di San Salvatore in Lauro. Per sua volontà venne poi sepolto a Rimini, accanto all’amico Federico Fellini, con il quale condivideva telefonate, ricordi e racconti di sogni.


