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6 ottobre 1924 – L’Italia in ascolto: quella sera una voce entra nelle case degli italiani

Parte l’avventura del primo servizio quotidiano della radio italiana. Dalla stazione URI dei Parioli e dagli studi romani partono voci e musica destinati a inaugurare un mezzo che avrebbe accompagnato per un secolo la vita degli italiani.

6 ottobre 1924 – L’Italia in ascolto: quella sera una voce entra nelle case degli italiani

Alle 21 del 6 ottobre 1924 cominciava da Roma il primo servizio regolare di trasmissioni radiofoniche italiane. Una voce, qualche nota di musica e una tecnologia ancora misteriosa cambiarono per sempre il modo di informarsi, divertirsi e sentirsi parte dello stesso Paese.

Non c’erano televisori, smartphone, podcast o social network. E anche la radio, per quasi tutti gli italiani, era ancora poco più di una parola futuristica. Poi arrivò la sera del 6 ottobre 1924. Alle ore 21, da Roma, l’URI – Unione Radiofonica Italiana inaugurò il servizio quotidiano di trasmissioni radiofoniche. La stazione trasmittente romana, da 1,5 kW, si trovava in via San Filippo, ai Parioli. Era l’inizio di qualcosa che allora nessuno poteva misurare fino in fondo.

Una voce da Roma, poi la musica

Il primo programma aveva ancora il sapore dell’esperimento. Dal territorio romano partì il segnale che avrebbe dato ufficialmente inizio alla storia della radio italiana. Tra le voci della serata ci fu quella della violinista Ines Viviani Donarelli, che da uno studio di Palazzo Corrodi, in via Maria Cristina, presentò il concerto inaugurale. Contemporaneamente dalla stazione di San Filippo intervenne anche Maria Luisa Boncompagni, destinata a diventare una delle prime grandi voci della radio italiana.

Musica classica, informazioni, bollettino meteorologico, notizie di Borsa: il palinsesto durava complessivamente circa un’ora e mezza. Poco, rispetto alle ventiquattr’ore di suoni alle quali siamo abituati oggi. Ma era una rivoluzione. Per ascoltarla serviva un apparecchio ancora costoso e raro. Chi ne possedeva uno poteva ritrovarsi con parenti, amici e vicini raccolti attorno a quella scatola di legno dalla quale, miracolosamente, uscivano voci provenienti da lontano.

Roma diventa la capitale delle voci

La radio avrebbe impiegato qualche anno prima di entrare davvero nella quotidianità degli italiani. L’URI sarebbe diventata EIAR nel 1927, aprendo la strada alla futura Rai. Ma la scintilla era partita da Roma. Da quel momento la Capitale non sarebbe stata più soltanto una città da vedere. Sarebbe diventata anche una città da ascoltare.

Dagli studi romani sarebbero passate negli anni le notizie della guerra e della Liberazione, le radiocronache sportive, il Festival di Sanremo, le voci degli attori, dei cantanti, dei politici. Poi sarebbero arrivati il transistor, l’autoradio, le radio libere e infine lo streaming. Eppure tutto cominciò con una sera romana d’autunno.