Otto del mattino di un mite 4 giugno. La giornata è mite e El Israel, un cittadino etiope 39enne, non riesce a resistere all’impulso di cogliere un fiore di oleandro da portare in dono alla sua fidanzata. Il suo gesto però danneggia l’albero, spezzandone due rametti. Due agenti di polizia sono a pochi passi e intervengono chiedendo allo straniero i documenti.
El Israel viene così denunciato con un’accusa ben precisa come si legge nel capo d’imputazione notificato dalla Procura: “Danneggiamento aggravato, articolo 635 del codice Penale, comma secondo, per aver danneggiato, spezzando i rami, un oleandro posto a ridosso di una aiuola decorativa. Con l’aggravante di aver commesso il fatto su bene esposto per necessità e consuetudine alla pubblica fede”. Non c’è da scherzare visto che la pena prevista per un simile reato è da 6 mesi e a tre anni di reclusione.
Il caso risale al 2011 ed, ora è certo, il processo comincerà il 15 febbraio 2015 dinanzi alla quinta sezione penale del Tribunale di Roma. “Può sembrare assurdo, ma la legge è stata applicata in modo corretto – ha dichiarato il difensore dell’etiope, l’avvocato Gianluca Arringhi – Spezzare volontariamente i rami di una pianta che si trova in un luogo pubblico integra il reato di danneggiamento aggravato. Il problema è del legislatore – ha poi aggiunto il noto penalista e scrittore – che non prevede per i maggiorenni l’istituto dell’irrilevanza del fatto e non modifica il principio della obbligatorietà dell’azione penale, imponendo al pubblico ministero di perseguire tutti i reati procedibili d’ufficio.”

