Nel carcere romano nasce uno studio di registrazione professionale. Cinque detenuti già a lezione per diventare tecnici del suono
A Rebibbia, per una volta, il rumore delle porte blindate lascia spazio alla musica. E dietro le sbarre si accendono microfoni, mixer e speranze. Nel carcere romano è nato uno studio di registrazione professionale, inaugurato il 28 ottobre con un concerto di Ermal Meta. Non una semplice parentesi musicale nella routine penitenziaria, ma un progetto che punta a offrire ai detenuti qualcosa di più concreto degli applausi: un mestiere e una prospettiva per quando torneranno liberi.

L’iniziativa si chiama Un’altra musica, nome decisamente appropriato per un luogo dove cambiare spartito può significare cambiare vita. A promuoverla sono la Fondazione Santo Versace e Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo di trasformare la formazione professionale in uno strumento di reinserimento sociale.
Una sala d’incisione dove si impara un mestiere
All’interno della Casa circondariale maschile di Rebibbia Nuovo Complesso è stato allestito uno studio completo, con regia, sala di ripresa insonorizzata e apparecchiature per produzioni musicali e audiovisive.
Lo studio potrà inoltre ospitare artisti e produzioni esterne, creando un collegamento diretto con il mercato professionale. Perché la sfida non è soltanto insegnare a utilizzare un mixer, ma rendere quella conoscenza spendibile fuori dal carcere.
Cinque detenuti hanno già iniziato un corso per tecnici del suono, ma il progetto punta ad ampliare la partecipazione. Le competenze potranno essere utilizzate nella musica, nel cinema, nei podcast e negli spettacoli dal vivo. Un settore nel quale la tecnologia apre opportunità lavorative anche lontano dai riflettori.
Ermal Meta, un concerto e una seconda possibilità
A inaugurare gli spazi è stato Ermal Meta, che ha prima registrato la propria voce e poi cantato davanti ai detenuti, interpretando anche Hallelujah di Leonard Cohen e Non mi avete fatto niente, con la partecipazione di un coro formato da reclusi. Il cantautore ha apprezzato la qualità della struttura, giudicandola persino superiore a quella di cui disponeva agli inizi della carriera. Un riconoscimento non secondario per un’iniziativa che ambisce a essere qualcosa di più di un laboratorio ricreativo.
Il carcere non può essere soltanto una condanna
Alla cerimonia hanno partecipato Santo Versace, Francesca De Stefano Versace, la direttrice Teresa Mascolo e il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni. Con loro anche i rappresentanti di Intesa Sanpaolo, che sostiene il progetto.
Il principio condiviso è semplice: la pena deve prevedere anche la possibilità di ricostruirsi un futuro. E il lavoro, insieme alla formazione, rappresenta uno degli strumenti più efficaci per provarci. Naturalmente uno studio di registrazione non risolve i problemi del sistema penitenziario. Ma può offrire una possibilità concreta a chi desidera ripartire.
A Rebibbia, insomma, non si cerca la prossima star della musica italiana. Si prova a formare qualcuno che, una volta uscito, possa finalmente cambiare disco. E soprattutto vita.
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