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Acer: La resa dei “padroni di Roma”. “Un anno di niente”. Solo pagine bianche

Acer: La resa dei “padroni di Roma”. “Un anno di niente”. Solo pagine bianche
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Affondo senza precedenti all’Assemblea annuale dell’Acer, il presidente Bianchi boccia Comune e Regione: “Confronto defaticante e privo di risultati concreti”. E parla di grave “frustrazione delle imprese senza più prospettive”
Acer: La resa dei “padroni di Roma”. “Un anno di niente”. Solo pagine bianche

Pagine bianche per raccontare “un anno di niente”, un titolo a caratteri cubitali che riassume la collera di un intera categoria, quella dei costruttori, che lancia un affondo senza precedenti per bocciare tutto quello che in un anno è stato fatto, o meglio dire, non è stato fatto.
Il discorso di apertura dell’Assemblea annuale dell’Associazione Costruttori edili di Roma, finora considerati i veri “padroni” di Roma, è un severo atto d’accusa nei confronti di istituzioni e politica, colpevoli di un vero “accanimento contro un sistema economico e sociale che rischia di annientare un intero comparto produttivo”. Il presidente Edoardo Bianchi parla di un “suicidio collettivo”, della grave “frustrazione delle imprese che non scorgono più prospettive”. E del rischio di “essere tra i candidati al Premio Nobel per aver dato sostanza e materializzato il ‘Niente’”.
Senza mezze misure e senza mezzi termini, la bocciatura è netta dal parte dell’intero settore delle costruzioni, che insieme al suo vasto indotto contribuisce al 30% del PIL della città.

LA COPERTINA “UN ANNO DI NIENTE”

“E’ passato un anno e nulla è cambiato, se non in peggio”: un grido d’allarme simboleggiato dal titolo a caratteri cubitali sulla copertina della rivista mensile Costruttori romani: “Un anno di niente”. Un numero di pagine bianche, gesto simbolico di grande impatto. “Il ‘niente’ in matematica non esiste e nemmeno in fisica, in filosofia, in storia e in nessun’altra scienza umana conosciuta o studiata, compreso lo spazio intergalattico. Un accadimento sconosciuto, senza precedenti, che rischia l’annientamento non solo di una categoria, ma di un intero sistema economico e sociale. L’urlo lanciato un anno da dall’interno comparto produttivi delle costruzioni e del mondo sindacale alla nostra Assemblea è rimasto colpevolmente inascoltato. Non si cerchino scuse, ciascuno rifletta sulle proprie responsabilità”.

IL RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI LOCALI

Il primo affondo da parte del Presidente Bianchi è per le istituzioni locali, per il sindaco Ignazio Marino e per la Regione Lazio. “Non voglio qui disconoscere la disponibilità dei nostri interlocutori istituzionali e politici al confronto, che è stato continuo e ha riguardato tutti i temi di interesse del settore. Ma è stato defaticante e privo, fino a questo momento, di risultati concreti”.  Bocciato dunque il rapporto con le istituzioni locali che non avrebbe prodotto nessun risultato concreto: “Quasi giornalmente le nostre agende sono state riempite con incontri con esponenti di Roma Capitale, della Regione Lazio, con i responsabili delle varie forze politiche nazionali e locali e con tanti altri soggetti operanti sul territorio. A questo impegno, che in alcuni periodi è stato addirittura frenetico, non hanno corrisposto, neppure in minima parte, i risultati auspicati”. Un risultato è stato raggiunto, spiega Bianchi, ma c’è poco di cui vantarsi: “La frustrazione di chi ha rappresentato l’Associazione in questo anno, a partire dal suo Presidente, e la frustrazione delle nostre imprese che, impegnate in un arduo tentativo di garantire la propria sopravvivenza sul mercato, non riescono a scorgere un minimo di prospettiva che giustifichi il loro sforzo”.

COSA SI SALVA DEL SINDACO MARINO

Dal salario accessorio alla disdetta dei residence, dagli affitti passivi al riconoscimento degli extra costi: qualche segnale giusto che evidenza un’inversione di tendenza ci sarebbe secondo il presidente dell’Acer, ma si tratta di “risultati ancora insufficienti”.
“Il sindaco di Roma ha affrontato e risolto un vero e proprio tabù, il salario accessorio dei dipendenti comunali” ha evidenziato Bianchi. “Ha dato disdetta agli onerosi contratti dei residence, che da soluzione temporanea si sono trasformati in situazione permanente. Ha affrontato inoltre un vero e proprio paradosso relativo agli affitti passivi che venivano pagati dall’Amministrazione che pur dispone di un ricco patrimonio immobiliare. Ha ottenuto inoltre dal Governo il riconoscimento degli extra costi che Roma sopporta per il ruolo di Capitale. Ha posto, per la prima volta in maniera concreta, il tema dei costi del trasporto pubblico locale al centro del dibattito istituzionale tra Roma Capitale e Regione Lazio. Ha messo fine, dopo tre anni, alla illegale occupazione della struttura del Teatro Valle”. Piccoli passi ma “la strada da percorrere è ancora lunga”.

LE EMERGENZE DI ROMA

“Quella del degrado delle strade e delle scuole è la vera emergenza di Roma. L’Amministrazione Comunale deve inserirla al primo posto delle priorità”.    
“Oggi registriamo uno stato di abbandono che è quasi avvilente per ogni cittadino.  Marciapiedi dissestati, strade a gruviera o a buccia d’arancia, scuole insicure o ai limiti della fatiscenza. Un degrado insopportabile. E’ incomprensibile poi che vi siano finanziamenti regionali per circa 37 milioni di euro destinati alla manutenzione delle scuole che non vengono ancora trasferiti al Comune. Chiediamo alle Istituzioni, alla classe politica, di farsi carico di questo disagio e definire le più opportune strategie. Non ci accontentiamo della solita risposta: non ci sono i fondi necessari. Le risorse ci sono. Vanno distolte dai mille rivoli improduttivi e concentrate sulle emergenze vere dalla città”.

PIANO CASA E RIPRESA SETTORE

“E’ trascorso quasi un quinquennio da quando il Piano casa regionale è stato varato con lo scopo preciso di agevolare la ripresa del settore delle costruzioni. Di fatto non ha prodotto i risultati auspicati, anche per la resistenza delle Amministrazioni a superare ragionevolmente alcune criticità attuative”. “Ora si attende la legge di modifica, il cui testo, varato un anno fa dalla Giunta, ancora non è stato approvato dal Consiglio. Non sono più accettabili, non sono più compatibili con gli obiettivi della ripresa di un rilancio del mercato, di una inversione di trend sul fronte occupazionale, le incertezze normative e procedurali che giornalmente affliggono gli operatori, complicando e ritardando la definizione dei programmi o la loro attuazione”.