di Claudio Roma
La crisi economica e le difficoltà delle famiglie romane si possono riassumere in 36 fotografie. Le ha realizzate Bruno Lomasto, accendendo una speciale macchina del tempo che riporta indietro e “quando non si buttava niente”.
Fegato, milza, reni, pancreas e poi polmoni sino alla trippa, alla gustosissima pajata e alle “animelle” e al “timo”, la ghiandola del bovino. Se prima era il pasto dei poveri e il divertimento dei ricchi o dei turisti in cerca di “sapori della tradizione romana”, ora è diventato il menu del giorno.
Spiega il responsabile della macelleria di una catena di supermercati romani: “Prima della crisi le “frattaglie” erano un problema perché andavano smaltite. Ora le conserviamo con cura e appena le disponiamo sui banchi vanno via subito. La scusa è sempre la stessa: casalinghe sorprese dalla presenza delle interiora che ad alta voce preparano la sorpresa per la famiglia. Tutte balle: è l’ex ceto medio che non si arrende alla scarsità di denaro e cerca di giustificarsi. E c’è da capirli perché prima si mangiava la carne anche tre volte a settimana, ora la media è di una volta e la carne bianca (non la vitella) è sempre più venduta. Bistecche e fettine segnano il passo”.
Nella tradizione romana il “quinto quarto” era quello del maiale, interiora alle quali si aggiungeva il sangue caldo, chiamato sanguinaccio, e oggi vietatissimo. Allora non c’erano controlli e se le abitudine sanitarie garantiscono qualità della carne, altrettanto vale per le frattaglie, oggi rivalutate e valorizzate dalla crisi. Insomma, non si getta via più niente perché con pochi euro il pranzo è servito.
Ecco che la povertà allora diventa arte negli scatti fotografici della Rolleiflex di Lomasto che affronta tema dell’uccisione di un maiale, “ponendo il proprio obiettivo nell’indagine estetica di un atto di sopravvivenza primitiva di così fondamentale importanza da meritare un’attenzione rituale, liturgia necessaria per un vero e proprio sacrificio di UNO per il bene di TUTTI”.
Scrive l’autore nella presentazione: “Il pensiero di questa mostra è legato, come la figura del maiale, ad una necessaria azione legata alla sopravvivenza, d’altronde il maiale è sempre stato nel corso dei secoli, l’animale principe in momenti di depressione e carestia”.
Esposizione fotografica di BRUNO LOMASTO
A cura di CARLO VIGNAPIANO & SERENA DE ANGELIS
Presso le OFFICINE K, via Ascoli Piceno, 13 (Pigneto)
Vernissage: 13 dicembre ore 18
Esposizione: fino al 9 gennaio
Evento gratuito

