“Nessuna azione, nessuna attività, nessuna decisione, nessuna direttiva dei sindaci, in materia di stato civile, può prescindere dal quadro normativo vigente nel nostro Paese.” E’ un avvertimento chiaro quello del Ministro dell’Interno Angelino Alfano quando in udienza alla Camera risponde sul comportamento del prefetto di Bologna, Ennio Mario Sodano che revoca la trascrizione dei matrimoni gay contratti all’estero effettuata dal primo cittadino emiliano. “L’ordinamento italiano non ammette tali trascrizioni”, un concetto quello del prefetto ripetuto dal titolare del Viminale: “il prefetto di Bologna ha eseguito correttamente la sua funzione e cioè il compito di garantire che l’operato del sindaco fosse in linea con le norme attuali”.
“Questo – precisa il ministro Alfano – a garanzia di tutti i cittadini e per una visione omogenea dell’applicazione delle nostre leggi sul territorio. Il sindaco, in questa materia, che rientra nella competenza esclusiva dello Stato, non agisce in via autonoma, ma opera nella veste di ufficiale di governo e, proprio per questo, deve attenersi alle direttive del Ministero dell’Interno. Spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua discrezionalità politica, individuare le giuste forme di garanzia e di riconoscimento per tali unioni”.
L’affondo arriva dopo la vicenda surreale del bonus di 900 euro per i rifugiati ospitati a casa dei romani, propagandata dal sindaco e sempre smentita dal ministro dell’interno. L’intervento di Alfano giunge a neppure una settimana dall’inizio della discussione in Campidoglio delle delibera per l’istituzione del registro delle unioni civili, dopo che il 18 settembre scorso lo stesso sindaco Marino aveva fatto un proprio personale appello alle forze politiche presenti in aula Giulio Cesare affinchè sia avviato il procedimento di riconoscimento dei matrimoni celebrati all’estero, “siano essi di eterosessuali, sia di omosessuali, di coppie che si trasferiscono a vivere qui”.
Ora il duro monito di Alfano non mancherà di riaccendere le polemiche.
