“Ho aspettato fino ad oggi per scrivere di tutto il polverone che si è sollevato a partire dal famoso di tweet di Cristiana Alicata che, durante le primarie romane, ha scritto: ‘Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica’. Da quel momento è successo di tutto”.
Inizia così lo sfogo Ivan Scalfarotto, che il deputato e vicepresidente del Partito democratico affida al suo sito web.
“Le dimissioni di Alicata dal partito – continua Scalfarotto – una denuncia per istigazione all’odio razziale che chiunque non dico abbia letto la sua biografia, ma abbia visto Cristiana anche solo per due minuti nella sua vita si sta ancora rotolando per terra con le lacrime agli occhi (ridendo o piangendo, a seconda della sensibilità). E non voglio nemmeno avere idea delle ore di lavoro perse nella zona di Roma causa commenti su Facebook, Twitter e chi più ne ha più ne metta”.
“Tweet come il suo sono incauti. Perché disturbano. Disturbano come disturba il suo averne le scatole piene delle tonnellate di carta che si buttano via a Roma per questi maledetti manifesti con cui viene tappezzata la città. Peccato che tutti lavorino per eliminare la voce di Cristiana, quando basterebbe eliminare i manifesti abusivi. Disturbano come disturbano le sue richieste che i consiglieri regionali facciano al partito i versamenti promessi. Peccato che tutti lavorino per eliminare la voce di Cristiana, quando invece basterebbe fare i versamenti al partito.
Insomma Cristiana è un grillo (con la “g” minuscola) parlante, il cui destino, come sappiamo da Collodi, è quello di prendersi una martellata sulla testa. Il fatto è che con quella martellata non vanno via i problemi, è bene che nessuno di noi pensi nemmeno per un momento di mettere il capo sotto la sabbia e di eliminare con Alicata le cose che dice Alicata.
Perché il giorno in cui il nostro Partito assomiglierà un po’ di più a quella cosa limpida e pulita a cui Cristiana aspira, avremo tanti elettori in più. Verranno a votarci entusiasticamente (e senza nessun altro incoraggiamento che il proprio entusiasmo) giovani e vecchi, rom e cinesi, uomini e donne, poveri e ricchi, etero e gay. Lo faranno perché avranno un partito in cui riconoscersi, aperto e trasparente, contendibile e democratico, coraggioso e visionario.
Mentre noi ci siamo infastiditi per le intemperanze di Cristiana e ci siamo adoperati in ogni modo per non eleggerla al parlamento e alla fine forse addirittura per perderla, non ci siamo resi conto che perdevamo milioni di elettori che forse la pensavano un po’ come lei e si facevano domande fastidiose come le sue. Non avrà buoni modi la ragazza, sarà sicuramente una grandissima rompicoglioni, ma lasciarla andare via e perdere la sua voce significherà convincersi sempre di più di essere nel giusto mentre da fuori tutto grida il contrario.
Non vorremo respingere le sue dimissioni? Si faccia un po’ come si crede. Per quello che conto, il partito mi sembrerà più ristretto e più povero. Mi sembrerà molto meno mio, questo partito. Ma io dico che qualunque decisione si vorrà prendere, alla fine, quando proveremo a spiegarci i nove milioni di italiani che da un mesetto all’altro abbiamo perso e che hanno deciso di votare per Grillo (quello con la “g” maiuscola), dovremo fare un pensiero molto serio anche sulle ragioni dei fastidiosi tweet dell’Alicata”.
