L’assessore regionale respinge le accuse di immobilismo: «La Regione è già in campo da tempo». Nel mirino Torquati e Ribera. Sullo sfondo il nuovo focolaio di Peste Suina Africana e il rimpallo di responsabilità tra enti.
La guerra ai cinghiali diventa guerra politica. E sul fronte della Peste Suina Africana si apre un nuovo scontro istituzionale tra Regione Lazio e Municipio XV. A lanciare l’affondo è l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Caccia Giancarlo Righini, che respinge al mittente le critiche arrivate dal presidente del Municipio XV Daniele Torquati e dall’assessore Marcello Ribera. La linea della Regione è netta: nessuna inerzia, nessun ritardo. Anzi, secondo Righini, via Cristoforo Colombo avrebbe già svolto anche attività che sarebbero spettate ad altri enti.
“Trecentocinquanta cinghiali rimossi”
L’assessore mette sul tavolo i numeri. La Regione sostiene di aver effettuato circa 130 sessioni di cattura, con la rimozione di circa 350 cinghiali. A questi si aggiungerebbero altri 250 esemplari prelevati dagli enti parco regionali all’interno del territorio di Roma Capitale.
Al centro della polemica ci sono anche i 200 mila euro citati dal Municipio XV. Per Righini non rappresenterebbero affatto la prova di un mancato intervento regionale, ma il ristoro delle attività svolte dalla Regione proprio in supporto del Campidoglio. Un accordo tra Regione Lazio e Roma Capitale per rafforzare la gestione dell’emergenza cinghiali era stato sottoscritto nel maggio scorso.
Il nuovo focolaio e la stoccata a Torquati
La tensione è aumentata dopo la scoperta, il 27 agosto, di un nuovo focolaio di Peste Suina Africana. Da allora Regione, Ministero della Salute, Commissario straordinario, Asl e strutture territoriali sono impegnati nelle verifiche e nelle misure di contenimento.
Righini ricorda inoltre la riunione dell’8 settembre convocata a Riano con i sindaci dell’area interessata e sottolinea l’assenza di Torquati. Da qui la stoccata politica: secondo l’assessore sarebbe singolare chiedere oggi un tavolo urgente dopo non aver partecipato a quel confronto. Il nodo resta però concreto e tutt’altro che risolto: contenere la PSA, ridurre la presenza dei cinghiali e soprattutto chiarire chi debba fare cosa. Perché mentre Regione e Municipio si scambiano accuse, i cinghiali continuano a muoversi liberamente e il virus non aspetta i tempi della politica.


