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Altro che nubifragio. Lo tsunami è il Prefetto

Un giorno di Pil di Roma. Un giorno di Pil in meno dalla Capitale per il resto del Paese. Bimbi a casa, genitori in affanno; uffici deserti per un po’ di pioggia. Poco più di due gocce che la paura ha trasformato in un cataclisma virtuale.
Se la Capitale può essere considerata il termometro del Paese c’è poco da stare allegri. Qui c’è un sindaco che lancia l’allarme e poi se ne va a fare politica; un presidente di Regione che parla poco perché lo fa solo e quando “vince” e sua eccellenza il Prefetto che è peggio di uno tsunami.
Per chi ha poca memoria, ci permettiamo di ricordare le prodezze di Giuseppe Pecoraro, classe 1950, prima poliziotto e agli Interni con i Governi Dini e Berlusconi. Dopo Prato e Benevento, la carriera gli ha spalancato le porte di Roma. Era il 2008 e da allora ha sempre sognato di fare il capo della Polizia.
Peccato però che la sua prefettura romana sia densa di ombre. Partiamo dai rifiuti: nominato commissario straordinario per spinta di Polverini e incarico di Berlusconi,  arriva agonizzante sino alle dimissioni dopo aver seminato il panico nel sito Unesco di Villa Adriana. Scelta discutibile tecnicamente che rischia di diventare un caso da Nazioni Unite. Letterina alla Presidenza del Consiglio e il prode Prefetto lascia la patata bollente ad un collega e si rifugia a Palazzo Valentini.
Sempre Sua Eccellenza è il grande orchestratore della trattativa per l’ordine pubblico allo stadio Olimpico. In campo Napoli e Fiorentina e sugli spalti Genny ‘A Carogna a determinare le sorti della Coppa Italia. Un capolavoro di gestione delle criticità da far  invidia al Genio Guastatori.
Senza cercare troppi aghi in un pagliaio, la mente torna alla scorsa settimana, giusto alla manifestazione degli operai delle acciaierie di Terni in piazza Indipendenza. Con un Questore nuovo di zecca, finisce a manganellate con tanto di leader Fiom che sulla debolezza dell’Ordine Pubblico rischia di costruirci un partito e la frammentazione del Pd.
Veloci come una perturbazione autunnale (in autunno di solito piove), arriviamo allo psicodramma del 5 novembre, quando l’alto rappresentante del ministero degli Interni a Roma ordina la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado. E il giorno dopo rimedia l’ennesima brutta figura. Ragazzini a casa, lezioni saltate, famiglie nel caos, adolescenti viziati a spasso con le minicar e le solite stazioni della metropolitana che si allagano. Tutti col naso all’insù in attesa che la profezia del Prefetto e la lettura delle carte (non meteo) dell’assessore Estella Marino si concretizzi in un epocale nubifragio che non c’è.
Passi la Estella comunale che occupandosi di politica non sa neanche di cosa si parla, ma se l’Italia è quella del prefetto Pecoraro c’è da preoccuparsi. Un uomo di Stato ammetterebbe la serie di errori e chiederebbe un nuovo incarico. Tanto a lui lo stipendio non glielo toglierà mai nessuno. Neanche Landini. I burocrati non conoscono la Cig, la Mobilità e gli ammortizzatori sociali. Rimbalzano sempre: come un ammortizzatore. Anche quando è scarico.

 

P.S. Se piove dalle 18 in poi, qualcuno spieghi a chi ha deciso di chiudere le scuole che alle 14 i ragazzi di solito sono fuori dagli istituti.

Fabio Carosi