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Amici romanisti: no alle speculazioni

Non si possono usare gli stadi per realizzare nuove centralità urbane, in deroga al Piano Regolatore Generale, favorendo speculazioni perdendo di vista l’interesse pubblico, senza certezze, neppure sulla mobilità.
Sarebbe un grave precedente negativo rispetto ad un ordinato sviluppo urbanistico ed al consumo del suolo. Ritengo che nel caso del progetto dello stadio della Roma a Tor Di Valle, non vi siano le condizioni di compatibilità ambientale, finanziaria e di mobilità, a fronte di 1 milione di metri cubi di uffici, alberghi e centri commerciali, trasformabili in residenziale.
E’ opportuno sottoporre il progetto ad una Valutazione di Impatto Ambientale  prima di assumere decisioni. L’intera operazione, per i pesi urbanistici previsti e le risorse necessarie, assume la rilevanza di una grande speculazione immobiliare più che la realizzazione di un impianto sportivo di interesse pubblico. Soprattutto è intollerabile avviare un progetto del genere senza mettere nero su bianco, come condizione pregiudiziale, la realizzazione, prima di ogni cubatura, di una nuova ed efficace soluzione trasportistica, che non sia l’auto privata.
Non possiamo sempre predicare bene e razzolare male; ammirare quello che si fà in altri paesi europei e poi ricadere nel solito errore di far realizzare le cubature e poi rincorrere le infrastrutture per decenni, a spese dei cittadini. Credo che anche i tifosi della Roma, vogliano lo stadio ma non sarebbero d’accordo ad una speculazione che sfrutti la loro passione per la squadra del cuore e li costringa a lunghe file e ingorghi, per andare alla partita.

Athos De Luca,  presidente commissione Ambiente