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Rapporto saffico alle scuole medie. La confessione: “Amo la mia prof”

La vicenda della relazione tra insegnante e alunna al Tuscolano divide i romani. La donna, una quarantenne, è considerata dalla Procura “fragilissima” e giura che c’è stato solo un bacio. La ragazzina difende il suo sentimento

Niente sesso, solo un bacio e un’amicizia intensa che la ragazzina di 15 anni chiama “amore” anche davanti ai magistrati. La vicenda della relazione lesbo tra una professoressa di 40 anni e una sua allieva di terza media, si trasforma in una vicenda romantica che però non nasconde i lati oscuri.
Licenziata dalla scuola del Tuscolano dopo la denuncia di una madre di un’altra ragazzina, la prof si difende dall’accusa di abusi sessuali. E in Procura racconta di un’amicizia particolare, vissuta soprattutto in chat, e come quel rapporto le avesse stravolto l’esistenza. La giovanissima conferma con una deposizione in cui confessa il suo amore per l’insegnante e racconta il rapporto extrascolastico, consumato tra cinema, teatri, piccoli regali come un ciondolo che la ragazzina porta ancora al collo e interminabili chat prima condite di romanticismo, poi sempre più spinte sino all’hard. Chiacchiere, nessun contatto se si esclude un bacio.
Ora la prof è nei guai. Una compagna di classe ha chiesto alla quindicenne di prestarle il telefono e ha scoperto casualmente le conversazioni. Ha raccontato tutto alla mamma che non ci ha pensato un istante e ha avvisato la Postale. Dal numero del telefonino è stato semplice risalire all’intestaria dell’utenza e ricostruire le conversazioni intercorso tra insegnante e alunna, entrambe preda di una passione intensa quanto impossibile. Il carteggio è nel fascicolo che il pm ha aperto e con il quale chiederà il rinvio a giudizio. La prof ha confessato tutto e chiede il patteggiamento. E’ ben cosciente che quella relazione non sarebbe mai dovuta nascere. Le due protagoniste sono sotto tutela della Procura: vietato chiedere informazioni sulla minorenne, come prevede la legge, ma anche tentare di rintracciare l’insegnate che gli stessi magistrati definiscono “caratterialmente fragilissima”.