di Fabio Carosi
Una vita complicata, dove si mescolano presunti rapporti etero e lesbo sempre segnati da conflitti anche interiori. Un sola certezza: Alessandra Iacullo, la trentenne baby siter massacrata con cinque coltellate nella tarda serata di giovedì scorso conosceva la persona che l’ha fatta morire dissanguata abbandonandola accanto al suo scooter in via Riserva del Pantano a Dragona. E gli uomini della Squadra Mobile di Roma, diretti da Renato Cortese, sospettano anche che la mano assassina sia quella di una donna.
E allora si scava nella vita della ragazza, quella reale e quella virtuali di facebook, su quel profilo ancora aperto dove gli amici stanno lasciamo la loro testimonianza di affetto, dolore e rabbia per un omicidio che per ora non ha moventi. Scrive Carlo: “un’altra stella,che brillava nel cielo,all’improvviso è stata oscurata, da chi? da qualcuno,che non ha il diritto di convivere, in questa società sana.ma viceversa. ALL’INFERNO,SONO CONVINTO,CHE ANCHE LI NON LO VORREBBERO”. Aggiunge Anna: “Spero che prendano subito l’assassino/a forse per come è la legge italiana gli conviene presentarsi ai carabinieri almeno un atto di coraggio, visto che quello che ha ha fatto è vigliaccheria” che prima aveva postato: “Spero che abbia giustizia, riposa in pace anzi sono sicura che ballerai su in cielo”.

Anche loro, come d’altronde gli amici più vicini, i familiari e soprattutto le persone con le quali aveva avuto una relazione sentimentale sono stati ascoltati ascoltati dalla Mobile che cerca di sbrogliare una matassa che si è annodata tra due vite quasi sovrapposte. Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani eil pm Paola Filippi procedono per il reato di omicidio volontario contro ignoti, mentre la polizia è alla ricerca di elementi che possano suffragare l’unica pista esistente: quella della lite sfociata in un delitto di rabbia, consumato con inaudita furia. Cinque coltellate con un’arma che non è ancora stata trovata ma che potrebbe essere compatibile con un fodero di coltello rivenuto nel canale. E allora l’indagine prende la via genetica: si cercano impronte di dna sotto le unghie di Alessandra, ama anche sulla custodia dell’arma e presto su eventuali sospettati. Già, perché Alessandra, ragazza di corporatura robusta, potrebbe aver lottato contro il suo killer prima di arrendersi alle due ferite profonde che le hanno devastato il collo, facendola crollare a terra nel sangue.
Tracce, solo quelle. Così come tracce di vita comune si cercano nella ricostruzione dei suoi rapporti sentimentali atipici, prima con un uomo di molti anni più grande di lei poi con una sessantenne sposata che non nascondeva al marito il suo affetto per la ragazza. Nei racconti degli amici si parla anche di un “amorino”, un ragazzo nordafricano, conosciuto durante una vacanza nel mar Rosso e che avrebbe manifestato l’intenzione di sposarla. Pista, questa subito seguita e che ha portato alla comunità nordafricana di Torvaianica. Resta poi, la voce che vorrebbe Alessandra, intima dell’ambiente lesbo del litorale, ma anche in questo caso si tratta di illazioni che non sono suffragate da riscontri. Ciò che è certo è che la ragazza aveva una vita sentimentale e sessuale atipica e che proprio tra amore&sesso si nasconda il movente e l’assassino. O forse l’assassina.
La Mobile, però, si chiude nel silenzio, seguendo la regola che le ore immediatamente successive al delitto sono quelle preziose per risalire all’identità dell’assassino. Passate queste, il caso diventa sempre più complesso. E già il “giallo di Ostia” potrebbe diventare un rompicapo, sempre che da un momento all’altro non arrivi una soluzione a sorpresa.
