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Andrea Pirlo, il nuovo che avanza: come può (e non può) diventare C.T.

Paolo Maldini, che lo avrebbe voluto al Milan nel 2023 per il dopo – Pioli, punta sul “Maestro” per rilanciare la Nazionale. Malagò nicchia

Andrea Pirlo, il nuovo che avanza: come può (e non può) diventare C.T.

Una nomination arrivata dal nulla. A fari spenti, per poi illuminare d’improvviso la scena, come quando inventava calcio in mezzo al campo ai tempi del Milan, capitanato da Maldini. La proposta, infatti, arriva direttamente del nuovo DT che ha chiesto carta bianca per colorarla di rosso e nero: dopo Leonardo come Advisor, un altro milanista in panchina.

Paolo Maldini e Andrea Pirlo, una scelta che esula dall’amichettismo

Andrea Pirlo è legato da un filo rosso (nero) a Paolo Maldini. Insieme hanno vinto tutto il vincibile con l’ultimo grande Milan di Carlo Ancelotti. Al netto dei trofei conquistati, c’è un rapporto di stima che va oltre il connubio calcistico. Chi li conosce bene e ha frequentato l’ambiente di Milanello durante il canto del cigno dell’epopea berlusconiana, sa che i due condividono un’idea di calcio al di là dell’aspetto tecnico e tattico. I due hanno un’intesa anche su quei valori richiesti e spesso dimenticati da chi ha indossato la maglia azzurra. Non è insomma, la classica scelta di “amichettismo” all’italiana. Il nuovo direttore tecnico della nazionale è convinto che il “maestro” abbia le qualità giuste per restituire dignità a un azzurro sbiaditosi con il passare degli anni. Ed è proprio da Pirlo che vuole ricostruire il calcio italiano dalle fondamenta.

Maldini aveva già scelto Pirlo per il Milan

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Il progetto tecnico che ha in mente Paolo Maldini non sorprende. Il direttore tecnico azzurro aveva già contattato Andrea Pirlo nel 2023, dopo l’addio di Stefano Pioli al Milan. L’idea non si è realizzata per mere questioni tempistiche legate all’addio dello stesso Maldini al club, dopo alcune divergenze con la nuova proprietà. La più classica delle sliding door: sia Pirlo sia Maldini, dopo quell’accordo mancato, si sono un po’ defilati sin quasi a sparire dai radar del grande calcio. La stima fra i due pero è rimasta. Il centrocampista, Campione del Mondo del 2006, ha definito più volte Paolo il miglior compagno della sua carriera, sottolineandone non solo il valore tecnico ma anche le qualità umane. Vi sono dunque tutti i presupposti per riallacciare il filo di una storia che, curiosamente, non si è mai annodata in nazionale. Pirlo ha esordito in azzurro a fine 2002, proprio dopo l’addio di Paolo Maldini.

Le resistenze di Giovanni Malagò e i dubbi tecnici

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Il presidente della FIGC Giovanni Malagò continua a preferire Roberto Mancini

La candidatura di Pirlo ha recuperato terreno anche su Roberto Mancini. Resta da vincere la resistenza di Giovanni Malagò che non rinuncerà facilmente all’idea di (ri)avere sulla panchina azzurra Roberto Mancini. Il presidente della Federcalcio non ha mai nascosto il desiderio di ricucire il rapporto con l’ex CT. Lo considera un uomo di esperienza certificata in azzurro e con una differenza sostanziale rispetto al Campione del Mondo 2006: Mancini ha vinto ovunque, Europeo 2021 compreso. Pirlo, invece, è ben lontano dall’aver ottenuto risultati importanti in panchina e la sua carriera di allenatore è costellata di alti e bassi. Molto (sinistramente) simile a un altro ex CT rossonero: Gennaro Gattuso. Anche quella, scelta motivata dalla forte appartenenza e conoscenza del mondo della Nazionale. Come è finita, si sa. Anche per questo, puntare su Pirlo è una rivoluzione nella rivoluzione. Forse una scommessa troppo grande.