La giustizia chiude il cerchio sulla tragedia di Ardea del 27 maggio 2025. Il giudizio di primo grado fissa a 25 anni di carcere la pena per Marco Adamo, il ragazzo appena maggiorenne responsabile dell’assassinio di Nahid Miah. La vittima, un gestore del Bangladesh e padre di due figli, perse la vita a causa di un colpo fatale al cuore sferrato durante un assalto armato al distributore Tamoil della frazione marina. L’aggressore raggiunse l’impianto a bordo di una moto rubata per strappare l’incasso di appena 500 euro, affrontando la reazione del benzinaio con un’estrema violenza che spezzò la vita del lavoratore in pochissimi istanti.
Le indagini dell’Arma e la svolta investigativa
I carabinieri del Nucleo investigativo del gruppo di Frascati sciolsero i nodi della vicenda attraverso un’analisi capillare dei filmati della videosorveglianza. Le immagini riprese all’interno della stazione di servizio mostrarono le fasi cruciali del delitto, consentendo agli inquirenti di tracciare i movimenti del rapinatore. Gli investigatori individuarono il veicolo impiegato per la fuga, una Bmw GS 650 bianca sottratta a Roma nei giorni precedenti, che il malvivente diede alle fiamme ad Ardea per cancellare le proprie tracce. L’inchiesta sul furto del mezzo e l’incrocio dei dati portarono la Procura di Velletri a stringere il cerchio attorno a tre sospettati, identificando chiaramente il responsabile del fermo.
La confessione dell’imputato e la sentenza di condanna
La fuga dell’omicida durò soltanto una settimana, chiudendosi con la cattura da parte delle forze dell’ordine e il recupero dell’arma utilizzata per l’aggressione. Durante l’interrogatorio, Adamo ammise la propria responsabilità di fronte agli inquirenti, ammettendo la dinamica del delitto. Oggi la decisione del giudice trasforma la richiesta dell’accusa in una condanna severa, confermando la reclusione per il giovane e rendendo giustizia alla memoria del commerciante e alla sua famiglia.


