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Arresti Mafia Capitale: Buzzi va in Cassazione

“Non è mai stato condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, non ha mai fatto parte di sodalizi criminosi… un mondo solo di sinistra”. Con queste motivazione l’avvocato del re delle Coop, diddi, fa ricorso alla Suprema Corte per contestare l’associazione a delinquere

Hanno deciso di prendere strade differenti, almeno in questa fase delle indagini preliminari, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi, rispettivamente l’ex estremista nero e il presidente della cooperativa ’29 Giugno’ finiti in manette con l’accusa di essere i promotori di un’associazione per delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’inchiesta della Dda denominata ‘Mafia Capitale’. Mentre l’ex terrorista, difeso da Giosuè e Ippolita Naso, ha preferito non fare ricorso in Cassazione (e in ogni caso sono ormai scaduti i termini), Buzzi, tramite l’avvocato Alessandro Diddi, si e’ rivolto ai giudici della Suprema Corte per contestare l’impostazione accusatoria recepita dal tribunale del riesame nell’udienza del 17 dicembre scorso.
Buzzi, si legge nel ricorso, “non è mai stato condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso, non ha mai fatto parte di sodalizi criminosi, nè ha mai subito processi o altro per fatti anche solo aggravati dall’uso del metodo mafioso di cui all’art. 7 d.l. 152-1991”. Non solo, ma, per l’avvocato Diddi, il mondo di Buzzi, “un mondo di sinistra”, e’ ben altra cosa rispetto a quello di destra che ruotava attorno alla figura di Carminati. E invece, “l’ordinanza impugnata ha ritenuto che l’ex Nar e Buzzi fossero una cosa sola, una grande unica organizzazione costituita dagli stessi per conseguire uno scopo comune”. Una considerazione, per Diddi, “destituita di fondamento” e “priva di motivazione”. E ancora: dall’esame delle intercettazioni dei soggetti arrestati o indagati – secondo l’avvocato Diddi – “non solo non viene spiegata in che consisterebbe l’attivita’ criminosa che avrebbe contraddistinto il gruppo, ma non evidenzia neppure quale sarebbe l’indice di mafiosita’ che il gruppo di persone avrebbe espresso e, soprattutto, quale il contributo che avrebbe fornito lo stesso Buzzi”. Il ricorso in Cassazione e’ stata presentato da Diddi anche nei riguardi di alcuni collaboratori di Buzzi, come Claudio Caldarelli, Paolo Di Ninno, Alessandra Garrone e Carlo Maria Guarany, che rispondono di partecipazione all’associazione di stampo mafioso, e nei confronti di Emanuela Bugitti e Raniero Lucci, indagati per differenti episodi di turbativa d’asta e corruzione.