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Arso vivo a Campo de’ Fiori. L’urlo: “Je suis laïque”

Quattrocentoquindici anni dopo la morte del filosofo Giordano Bruno in piazza la cerimonia di commemorazione del rogo del frate domenicano bollato come eretico da Papa Clemente VIII per le sue visioni rivoluzionarie sulla teologia e sulla natura

“Je suis laïque”, “Io sono laico”. È lo slogan che la presidente dell’Associazione per il Libero Pensiero “Giordano Bruno”, Maria Mantello ha scandito davanti alle decine di persone scese in piazza a Campo De’ Fiori per la consueta cerimonia di commemorazione di Giordano Bruno, il frate domenicano e “filosofo dell’infinito” condannato come eretico ed arso sul rogo il 17 febbraio del 1600, sotto Papa Clemente VIII. “Un rogo che di è trasformato nella fiaccola della libertà e arde ancora oggi”, ha detto Mantello introducendo la cerimonia alla quale hanno preso parte le amministrazioni comunali di Roma e Nola, la cittadina campana che diede i natali a Bruno, oltre all’Associazione per il Libero Pensiero, ognuna con la propria corona di fiori deposta sotto la statua commemorativa che campeggia al centro della piazza.

La ricorrenza è la 415^ dalla morte del filosofo, crudele quanto significativa, come significativo fu un pensiero in grado di influenzare religione e scienza dopo oltre quattro secoli. Nato a Nola nel 1548, Bruno entrò giovane in convento iniziando gli studi religiosi e filosofici ed entrando in conflitto con la chiesa cattolica per le sue visioni rivoluzionarie sulla teologia e sulla natura.